23/05/2013
La notizia (falsa) dei navigatori che individuano gli autovelox
Ci sono canali web che stanno mettendo online una notizia che può far colpo sugli automobilisti: quella di uno strumento che individua gli autovelox. Storia vecchia, e non molto corretta, per fare audience. Perché quegli strumenti individuano solo ( e questo non viene spiegato) le postazioni fisse (foto in alto), che si possono trovare sul sito della Polizia di Stato, non quelle mobili (foto in basso)
che la Polstrada, oppure Carabinieri e Polizia locale, sistema in punti strategici della circolazione. Ogni strumento capace di intercettare gli autovelox mobili è proibito dalla legge, quindi non vendibile ufficialmente. Va, infine, precisato che ogni tipo di autovelox fisso o mobile deve essere avvisato con un cartello almeno 400 metri prima della postazione.
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01/05/2013
IN RICORDO DI AYRTON SENNA, IL PIU' GRANDE PILOTA DI SEMPRE
Oggi ricorre il diciannovesimo annievrsario della scomparsa di Ayrton Senna. Un pilota che ho molto amato e che ho sempre stimato come il più grande di sempre. Ed è con grande emozione che scrissi, sul Corriere della Sera, due giorni prima del GP del Brasile 1997, l'articolo che vi propongo.
VISITA ALLA TOMBA DI SENNA
In pace sulla collina di Ayrton, lontani dalla guerra di Imola
DAL NOSTRO INVIATO SAN PAOLO - In cima alla collina sventola la bandiera gialloverde, simbolo del Brasile. E' attaccata a una canna lunga e sottile, che si piega alla brezza, piantata vicino alla targa di rame che reca il numero "0011", il numero della pace di Ayrton Senna. Mille splendidi fiori, molti dei quali gialli come il colore del casco, che nel momento supremo non riusci' a difenderlo, circondano l'albero che sorge vicino alla tomba del grande campione scomparso tre anni fa, il primo maggio 1994, durante il Gran Premio di San Marino sul circuito di Imola. Attaccata con la colla al tronco dell'albero, la foto della Williams numero 2 con dentro il fuoriclasse Ayrton. E' un bellissimo binomio, che stride con la dolorosa realta' di un camposanto e di un ammasso di rottami in mano ai giudici di Imola. E viene alla mente che a Montecarlo, nella corsa che sarebbe seguita a quel maledetto Gran Premio di San Marino, Ayrton Senna avrebbe firmato il contratto con la Ferrari. "Nessuno mi puo' separare dall'amore di Dio", c'e' scritto sulla targa ramata sulla tomba del tre volte campione del mondo. Torna, vivissimo, un ricordo di Ayrton, vestito in tuta grigia su un aereo che rientrava dall'Australia.
Discuteva di Dio, con quella sua fede inattaccabile. Una fede che molti non comprendevano, non riuscendo in nessun modo ad accettare quel suo misticismo che faceva a pugni con la sua natura di pilota aggressivo, di grande combattente della pista. E cosi' lo deridevano. Vicino a Senna, col numero 0012, riposa un bambino, Marcelo De Aroujo Contier: e' morto, a soli due anni, il 29 luglio 1989, lo stesso giorno in cui Ayrton Senna conquisto' la pole position nel Gran Premio di Germania, corsa che il pilota brasiliano vinse il giorno dopo. "Vuoi farmi un'intervista? Aspetta due minuti e poi parliamo": torna in mente quella voce, un italiano quasi perfetto ma con l'inconfondibile inflessione portoghese. E quella risata quando Senna disse per la prima volta nella sua carriera: "Magari domani vinco". Erano i tempi in cui Ayrton, ancora acerbo, si divertiva a fare il compagnone, a fermarsi a ogni capannello di giornalisti per ascoltare se si parlasse di lui. Firmava autografi a ripetizione, senza tirarsi mai indietro, cercando anzi il pretesto per diventare popolare fra i tifosi. Fatto, questo, che gli procuro' anche una certa antipatia fra i colleghi. Non era ancora il campione del mondo, avrebbe scoperto piu' tardi quanto sarebbe diventata dura la popolarita' in Formula 1. Nell'85, in Portogallo, conquisto' la prima delle sue innumerevoli pole position. E vinse anche la corsa. I ricordi volano, sulla collina verdissima, mentre la bandiera si agita a scatti, sotto la brezza. Una decina di persone camminano lievemente sull'erba. Due giovani, abbracciati, pregano in silenzio. Lei piange, lui cerca di consolarla: le lacrime scivolano sui capelli e sulle spalle. C'e' un contrasto irreale, che fa male, fra la pace che si avverte davanti a quella tomba e la guerra che si combatte in tribunale a Imola. Ci si ferma a pensare se sia possibile trovare una causa, una qualunque causa diversa dalla passione e dal destino che abbia portato Ayrton all'ultimo traguardo. E ci si domanda quale vita vivra' quel meccanico che gli ha saldato lo sterzo maledetto. Potra' mai confessare, magari solo a se stesso, di aver commesso il tragico errore che ha causato la morte di Senna? Nel finale della propria vita, Ayrton era diventato scorbutico, nervoso, sopportava malamente di doversi concedere ai media, alla popolarita'. Cercava spazi diversi: gli aerei, le barche, il mare incontaminato del suo Brasile. Una foto piccola, sull'albero, sotto due rose gialle. Ayrton ha un'espressione trascendente. Sotto il suo viso, in tedesco, una frase di Lord Byron: "Tu vivi una vita eterna e non sarai mai meno di quello che sei stato". Al cimitero di Morumbi si puo' entrare in auto, fuori qualche chiosco vende fiori. All'interno, un gruppo di agenti veglia sulla serenita' dei morti e dei vivi. Quanta gente viene a pregare sulla tomba di Ayrton?, chiedo a un guardiano. "Tanti". Ma quanti? "Milioni". Ma quanti milioni? "Tutto il Brasile. E anche di piu".
16:25 Scritto da n.morosini (Webmaster) | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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28/04/2013
Con la pioggia ignorato il Codice della Strada. Soprattutto dagli svizzeri
Mi è capitato di viaggiare con la pioggia, sabato 27 aprile. Da Milano a Massa. Nonostante i segnali elettronici che consigliavano prudenza, l'80 ( e forse più) degli automobilisti viaggiava alla velocità che si deve tenere col cielo sereno, cioè 130 orari. Sulla Cisa, strade generalmente ricoperte da asfalto drenante che, tuttavia, all'improvviso diventavano scivolose nelle curve in cui il manto stradale è di vecchio tipo. A correre soprattutto gli automobilisti ticinesi le cui autorità, recentemente, si sono lamentate per le manie velocistiche, nel loro Cantone, degli italiani. Alla faccia!!
09:13 Scritto da n.morosini (Webmaster) | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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20/04/2013
In tre anni Branca e Moratti hanno distrutto la squadra più forte del mondo
Sono bastati tre anni per far cadere l'Inter dal triplete (la più forte del mondo, nella foto) all'anonimato. La partita persa in casa contro l'Atalanta ha messo drammaticamente a nudo le manchevolezze della società. Quando in un'azienda qualunque uno dei dirigenti fa male il proprio lavoro viene allontanato. All'Inter chi ha portato e fatto ingaggiare giorcatori a fine carriera, brocchi pagati carissimi, muscolari inutili viene mantenuto al proprio posto. Moratti e Branca hanno le stesse colpe: Branca per avere sbagliato tutto come responsabile dell'area tecnica; Moratti perché lgi ha concesso di sbagliare. L'Inter non ha più motore: occorre portarla dal meccanico. Da uno bravo, però!
23:28 Scritto da n.morosini (Webmaster) | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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16/04/2013
Tutti Nuvolari gli svizzeri sulle autostrade italiane: violazioni continue senza conseguenze
Recentemente le autorità svizzere hanno fortemente accusato il comportamento degli automobilisti italiani che, secondo loro, violano continuamente i limiti di velocità che vigono nella Confederazione. Nel Canton Ticino, anzi, gli italiani sono stati accusati di insegnare cattivi comportamenti stradali agli automobilisti svizzeri. A questo proposito, invece di ridere, voglio citare un passo del Vangelo: “Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello". Cito questa frase stupenda per far presente alle autorità elvetiche il comportamento degli automobilisti svizzeri (soprattutto ticinesi, nella foto un'auto della polizia cantonale) sulle autostrade italiane che loro trasformano in pericolosi autodromi dove siu sentono tutti Nuvolarti. I 130 orari, stabiliti come massima velocità dal nostro Codice della strada, per gli svizzeri (ma anche per i tedeschi e per quelli del Principato di Monaco) non esistono. Con una differenza, però. Che da noi restano impuniti mentre in Svizzera gli italiani colpevoli di infrazioni vengono multati sul posto. E se non hanno soldi copntanti oppure non hanno carta di credito, devono lasciare lì la vettura.
12:25 Scritto da n.morosini (Webmaster) | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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