Alonso e la Ferrari: verità e colpe di un flop

deyr.jpgIl flop della Ferrari ad Abu Dhabi ha un nome e cognome: Chris Deyr, 42 anni, ingegnere australiano responsabile della squadra in pista della scuderia di Maranello. Le cose sono ormai chiare. Quando Webber, che si trovava dietro ad Alonso durante l’ingresso della safety car dopo l’incidente di Schumacher con l’italiano (incolpevole) Vitantonio Liuzzi, è entrato al box per il cambio gomme, Chries Dyer hsa udito,via radio, l’ordine della Red Bull e così ha disposto di far rientrare i ferraristi, prima Massa e poi Alonso. Facciamo la corsa su Webber, ha detto Deyr ad Andrea Scala, ingegnere di pista di Alonso: e cambiamogli le gomme come fa Webber. Scala ha ribattuto che in quel modo, con la safety car in pista,  “Alonso rimarrà intruppato nel traffico”. Deyr ha insistito, Alonso è rientrato e la Ferrari ha perso il mondiale.

A parte le facezie di Castelli e Calderoni che, per la sconfitta, hanno chiesto le dimissioni di Montezemolo (perché allora non hanno chiesto le dimissioni di Berlusconi per le sconfitte del Milan da cinque anni a questa parte?) il licenziamento di Deyr  è inevitabile. Perché chi ha il potere assoluto sul campo, come l’ingegnere australiano, potere che non può essere messo in discussione neppure da Stefano Domenicali e nemmeno dallo stesso Alonso, quando sbaglia il suo errore diventa colossalmente determinante. E se viene commesso nell’unico momento in cui esso provoca la sconfitta di un mondiale già vinto allora il signor Deyr non ha più diritto a una qualunque difesa e, se non si dimissionerà lui stesso, dev’essere licenziato in tronco. Se Luca Montezemolo, che tanta passione aveva messo nell’eccezionale recupero della Ferrari, non si dimostrerà inflessibile allora vuol dire che lo spirito del Vecchio Drake a Maranello non esiste davvero più.

Alonso e la Ferrari: verità e colpe di un flopultima modifica: 2010-11-16T15:53:50+00:00da ulissefidanzati
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7 pensieri su “Alonso e la Ferrari: verità e colpe di un flop

  1. Queste persone responsabili nelle decisioni con lauti compensi e grandi inventive hanno a loro carico tutto un anno di lavoro con milioni di spese e grandi motivazioni, sarebbe anche ”atroce” calare la mannaia della colpa, ma qui l’errore è eccessivamente elementare per un ingegnere, forse un po’ stressato dalla tensione creatasi alcune settimane fa con le perfomance di Alonso. Non voglio giudicare, ma per me era sufficiente che Alonso continuasse la sua corsa tranquillamente cambiando le gomme come in tutti gli altri gran premi.

  2. Caro Nestore,
    sono d’accordo nel dire che il Deyr deve andarsene!
    Con che faccia dirà la prossima volta : ” devi fare pit-stop!” ad Alonso e company?
    Chi gli darà retta ancora?
    Se ne vada in Australia!
    Ciao
    Paolo

  3. il mondiale, non si vince o perde in una gara, il mondiale è stato vinto dal TEAM e dalla macchina più performante del lotto. Andando ad analizzare la stagione alla Ferrari sono mancati i punti di Massa, che facciamo licenziamo anche lui?

  4. Si fa presto ad individuare un singolo responsabile a cui addossare tutta la responsabilità. E’ un gioco in cui noi italiani siamo molto bravi. In realtà quando si fa parte di una squadra si perde e si vince tutti quanti. Se la Ferrari avesse avuto un auto superiore ed avesse segnato il miglior tempo in prova (fondamentale per un circuito come quello di Abu-Dhabi) non staremmo qui a cercare il solito capro espiatorio e Chris Dyer verrebbe celebrato come il “mago” della strategia. Avete visto cosa ha combinato la Mercedes in questo campionato?. Non penso che Ross Brawn sia diventato di colpo un brocco. Quando l’auto va bene riesce tutto per il meglio, hai più carte da giocare. Quando invece hai motori che non sono al top per potenza ed affidabilità, una aerodinamica non adatta a tutti i circuiti, allora devi sempre cercare di dare il 110% e questo non sempre porta ai risultati sperati. La Ferrari nell’ultima gara della stagione doveva contrastare i 2 piloti con l’auto più performante, appartente ad una scuderia che “possiede” una scuderia con lo stesso nome tradotto in italiano (che utilizza tra l’altro motori Ferrari, autogol colossale) e che utilizza motori Renault. E proprio alla Renault appartengono i piloti che hanno opposto una strenua resistenza ai tentativi di sorpasso di Alonso ed Hamilton (vi ricordate invece un certo Timo Glock nel 2008?). Ci si indigna per il gioco di squadra quando è chiaro che ci sono 3 squadre e 6 piloti che potenzialmente avrebbero potuto metter i bastoni tra le ruote alla Ferrari e ci sono riusciti. Congratulazioni a Adrian Newey ed alla Red Bull, per il missile che hanno costruito, ma non parlatemi per favore di strategia sbagliata; non è facile decidere quando devi considerare così tante variabili.

  5. Se Vettel rompeva o sbagliava avremmo letto tanti articoli inneggianti. tra l’altro, alla classe dello stratega australiano…Si parla tanto del traffico in pista ma se Alonso rimane dietro a Petrov fino alla fine direi anche che,forse, la sua vettura non era proprio al massimo,pur con tutto il rispetto per il russo.E si dovrebbe anche dire che,se la partenza di Alonso fosse stata più brillante…
    Insomma Alonso non parte benissimo,la scelta strategica è avvenuta quando c’era ancora tempo per rimediare,ma la sua Ferrari in rettilineo aveva 5 Km in meno della Renault.Insomma perchè non dire chiaro e tondo che hanno vinto i migliori in assoluto ?Perchè non diciamo che la Ferrari ha dato il massimo,come sempre,che quest’anno ha fatto un bel campionato ma che alla RedBull sono statipiù bravi?E perchè non si parla di un aspetto che sportivamente merita attenzione, e questa sì che dovrebbe essere una critica alla Rossa:Red Bull ha portato due piloti a fine campionato e senza ordini di scuderia.E ha vinto col pilota che aveva il distacco maggiore in termini di punteggio.Secondo me questa è la vera sconfitta per la Ferrari,che ha perso pur attuando una tattica di squadra antisportiva (per quanto consentita)e che indubbiamente offre grande vantaggio a chi la utilizza.

  6. Andrebbe aggiunta un’analisi più tecnica che scavalca la rabbia dell’attimo. L’errata strategia della Ferrari negli Emirati è imputabile anche alla mancata fiducia che il team aveva nelle gomme morbide, anche per questo è stato frettolosamente predisposto il pit-stop quando Webber ha cominciato a girare con le dure. Ecco, se si amplia l’orizzonte d’osservazione si riscontra che il colpevole non è uno soltanto.

    PS: si chiama Dyer, non Deyr.

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