Vittorio Ghidella, l’ultimo Grande di Fiat Auto

ghidella.jpgVittorio Ghidella, ingegnere, morto in questi giorni a Lugano, era un uomo di grande valore. L’ultimo Grande di Fiat Auto. Ghidella conosceva l’auto, l’amava e credeva che la missione della Fiat fosse proprio nella realizzazione di vetture popolari e di grande appeal. La Uno, “figlia” sua, fu il successo più largo che la Fiat abbia avuto nel dopoguerra ed è stata l’auto che risollevò la Fiat dalla crisi in cui si trovava all’inizio degli anni ’80: ne sono state vendute più di sei milioni di unità, controbattendo quella fu l’antesignana delle city car compatte. Fui il primo a intervistare Vittorio Ghidella (ero allora al Corriere della Sera) alla vigilia della sua presa di potere in Fiat Auto: un uomo squisito, alla mano, un tecnico competente che credeva in quel che faceva. Sotto di lui debuttarono, fra l’altro, Fiat Tipo, Fiat Croma, Lancia Delta, Lancia Thema, Alfa 164 e Autobianchi Y10.  Negli anni ’80 la Fiat era il primo costruttore europeo e il quinto al mondo.

Ma Cesare Romiti, presidente di allora, preferì un’altra strada, quella della finanziaria: era contrario a una partnership fra Fiat e Ford che Vittorio Ghidella aveva proposto. Così l’AD di Fiat Auto dovette andarsene sostituito, pro tempore proprio da Romiti. Ghidella disse di lui: “Non ci si i improvvisa ingegnere dell’auto a sessant’anni”. Profezia. Dopo qualche tempo, Fiat cominciò a perdere terreno  nella progettazione e nella vendita dei modelli.  Oggi la Fiat in Europa vale il 7,6 per cento: il calo nel mese di febbraio (con il mercato in leggerissima crescita nella UE) è stato di oltre il 16 per cento rispetto allo stesso mese del 2010. Altri tempi.

Vittorio Ghidella, l’ultimo Grande di Fiat Autoultima modifica: 2011-03-20T13:41:10+00:00da ulissefidanzati
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6 pensieri su “Vittorio Ghidella, l’ultimo Grande di Fiat Auto

  1. ho conosciuto Ghidella per lavoro alla fine degli anni ’80. La sua vicenda in Fiat stava per concludersi. Aveva rivoluzionato il modo di pensare le auto piccole e anche quello di produrle. tanto che quando andò via dia Fiat fu chiamato come consulente per l’industrializzazione delle fiesta. ne capiva di prodotto e di tecnica produttiva. Per questo alla fiat non durò. lì primeggiavano maneggioni e industriali della mano tesa al governo. Quando si beatifica Agnelli si dovrebbe ricordare che la dipartita di Ghidella e il disastro Fiat degli ultimi vent’anni furono sì operati da Rormiti, che da corruttore è diventato a sua volta santo, ma sotto l’ala protettrice di Agnelli. e vedrete presto che guai arriveranno con Marchionne!!!!

  2. E’ esattamente la stessa cosa che sta accadendo con Marchionne che pensa solo a manovre finanziarie.

    In Fiat manca un Product Manager, un uomo prodotto. La Lancia prende pari pari le auto Chrisler, come se gli Italiani le accettassero ! Non ci sono progetti per Alfa e Maserati. Lancia è una brutta copia americana e Fiat idem con la Freemont.

    E bravo Marchionne. Mi stupisce Montezemolo che non reagisce e mette in chiaro che prima viene il prodotto e poi la gestione finanziaria. E mi stupiscono anche John e Lapo Elkan.

  3. Romiti e il disastro FIAT nella sua mente non c’era l’auto ma era protratto verso, secondo lui, all’esubero della manodopera, anche verso gli affiliati alimentari, meccanici, settori caseari e della birra riducendo cosi’ anche le produzioni, fu un vero disastro che ancora la casa torinese ne porta le conseguenze. Marchionne classico ” imprenditore” italiano venderà la FIAT per risanare i debiti cosi altri operai in piemonte resteranno senza lavoro e futuro.

  4. Ricordo che la questione in sintesi si prospettava nei seguenti termini:
    l’Ing.Ghidella credeva nell’auto come core business ,Romiti (e forse anche Gianni e Umberto Agnelli) non ne erano invece così convinti. Da un lato la teoria Ghidella per cui produrre buone vetture significava venderne tante e quindi garantire il futuro dell’azienda e dei dipendenti,
    dall’altro la linea Romiti/Agnelli volta a diversificare in quanto per una serie di fattori quali costo e qualità del lavoro italiano(oltre ad altri a me sconosciuti)il solo prodotto auto non avrebbe potuto garantire un futuro al gruppo.Ricordo una frase di Gianni Agnelli in merito alla minaccia giapponese (allora ancora abbastanza lontana)che in sintesi diceva ” competere con loro non è per noi neanche immaginabile”.Non sono in grado di giudicare la bontà delle rispettive strategie,però mi chiedo se,
    negli ultimi 30 anni,sarebbe stato possibile a FIATsopravvivere seguendo una linea monosettoriale (sia pur nel senso più ampio) tenendo conto del tipo di produzione e dei numeri necessari a tener in piedi il gruppo.
    Aggiungerei che probabilmente,come manager tecnico puro Ghidella avrebbe comunque rifiutato per l’azienda quel ruolo di ammortizzatore sociale richiestole da tanti governi e peraltro ricompensato dagli stessi con un ampio sostegno.Mi chiedo anche come mai non sia stato possibile separare la gestione tecnica dalla gestione finanziario/politica:
    Romiti uomo di relazioni con i poteri finanziari e istituzionali e Ghidella ingegnere dell’auto avrebbero potuto lavorare senza entrare in conflitto?
    Inoltre,che io sappia, in FIAT era ancora presente una certa tendenza filopiemontese nelle scelte dei manager: Agnelli era torinese,Ghidella di Vercelli….Romiti di non so dove ma certamente non piemontese.
    Eppure fu Ghidella a dover cedere:non ricordo se invitato a lasciare o
    volontariamente dimissionario.

  5. Auguro a Fiat ed ai suoi dirigenti buona fortuna. Con l’evento di telematica e di internet diventerà sempre più dura per tutti, specialmente per quei Costruttori che ci hanno affibbiato automobili scarse in tutto. Vi ricordate le potenze fasulle dichiarate nei modelli anni 80 e 90? Corrette dopo l’entrata in vigore della tassa sulla potenza? E’ solo un esempio…Io nel 1990 acquistai una Fiat Tipo 1400 nuova presso un concessionario ufficiale di Trento. Quest’auto era stata costruita con le specifiche per il mercato scandinavo. Per disguido o rifiuto dell’importatore, l’auto rimase in Italia. Io ero completamente ignaro di questo problema. Durante il 1° tagliando qualcosa andò storto nel eseguire le verifiche e cominciarono i guai. Nessuno riusciva a mettere il motore correttamente in ordine. Alla fine un capo officina di Rovereto, capì dov’era l’inghippo… cercò sulle informazioni tecniche della Tipo di quel mercato e la mia auto tornò perfetta. La Dirigenza Fiat si dimentica che l’automobilista moderno è molto smaliziato e conserva buona memoria.Nel novembre 2007, ho acquistato una Suzuchi Fiat ??? Sedici nuova, targa DK 189 YZ, a prezzo pieno ( pagata oltre 27.000 euro) e dopo alcuni mesi le vendevano sul mercato a km zero a c.a 21.000euro. Credo che siano tutte esperienze che non si dimenticano tanto facilmente. Non è con un marchietto altisonante sul cofano che riuscirete a riconquistare un vecchio Cliente. Buona fortuna Fiat. Per ora cerco di restare alla larga dai Tuoi prodotti. Un domani dopo aver toccato con mano e provato il prodotto…chissà.

  6. L’ing. Vittorio Ghidella a mio parere, è stato un grande dell’ industria italiana del periodo anni 70/80. Purtroppo non è stato capito proprio dai vertici dell’ azienda per cui lo stesso forniva la sua preziosa collaborazione. Il tempo, ha dato ragione a questo grande tecnico. Quello che io apprezzo in quest’Uomo è il silenzio e riservatezza, defilandosi dai soliti commenti… Utili solo alla stampa ed a gente di bar. Nonostante sia stato sconfitto dalla linea politica del dott. Romiti, mai si è permesso fare critica. Un vero gentil’uomo daltri tempi. Suoi e del suo staff sono le migliori auto sfornate negli anni 80 dal gruppo Fiat. La mia sensazione è che il gruppo Fiat, stia ripetendo gli stessi errori con tempi ed attori diversi. Ora non ci sono più le laute elargizioni dello Stato Italiano in loro favore, perciò sarà molto più difficile uscirne in caso di errori. In fatto di qualità sono ancora molto lontano dai migliori prodotti sul mercato di pari fascia commerciale. Come ex cliente Fiat vorrei ringraziare a posteri l’ing. Ghidella per avermi dato la possibilità di aver acquistato ed usato con grande soddisfazione due stupende Fiat uno 70 SL.

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