In un mercato sempre basso sale l’Alfa Romeo. Marchionne dice che resta italiana ma qualche dubbio ce l’ho

Alfa-Romeo_Giulietta 1.jpgIl mercato italiano dell’automobile nuova in marzo, con 187.687 immatricolazioni,

ha fatto registrare il peggior risultato degli ultimi quindici anni, tutti chiusi con valori superiori alle 200.000 unità. La flessione rispetto al marzo dello scorso anno (-27,6%), resa nota dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – pur trasmettendo forte negatività – trova una sua spiegazione anche nel confronto con l’ultimo mese del 2010 caratterizzato da immatricolazioni che godevano della spinta finale degli incentivi e da un giorno lavorativo in più.

Del Gruppo Fiat, tenuto conto che la Ferrari è passata da 61 a 64 vetture vendute, per quel che riguarda i grandi numeri si salva soltanto l’Alfa Romeo per merito della Giulietta: nona nel mercato delle top ten, la media dell’Alfa è passata da 4.725 e 7.144 unità vendute. E questo mi porta a una considerazione piuttosto elementare. Sergio Marchionne ha dichiarato qualche tempo fa che la potenzialità delle vendite Alfa Romeo poteva essere sulle 300.000 unità. Era un calcolo sbagliato perché ai ritmi attuali, l’Alfa potrà andare sulle 90.000 vetture vendute ogni anno. Ne mancano tante, il che lascia supporre che la smentita di Marchionne alle indiscrezioni di vendita della marca del Biscione siano più un fatto tattico che una volontà reale. alfa-romeo-giulietta-2.jpgPerché, diciamocelo francamente, per decollare nuovamente come marca dalle tradizioni sportive squisitamente italiane, non bastano certo Mito e Giulietta né l’Alfa Romeo potrà essere posta sul mercato come si farà con alcuni modelli Fiat e Lancia: trasformando, con qualche ritocco, le Chrysler in vetture italiane. Già dubito che l’operazione potrà avere successo con le Lancia. Ma sono convinto che con l’Alfa Romeo sarebbe un disastro. Quindi l’interrogativo è: tresterà italiana. Marchionne dice di sì ma io qualche dubbio ce l’ho.

Sono, dunque, curioso di sapere quale sarà, alla fine, il destino del marchio più fascinoso della storia automobilistica italiana.

                                     

In un mercato sempre basso sale l’Alfa Romeo. Marchionne dice che resta italiana ma qualche dubbio ce l’houltima modifica: 2011-04-03T12:49:00+00:00da ulissefidanzati
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6 pensieri su “In un mercato sempre basso sale l’Alfa Romeo. Marchionne dice che resta italiana ma qualche dubbio ce l’ho

  1. Dubbi ampiamente condivisibili,almeno fintanto che il frutto del connubio Chrysler-Lancia,in sintesi,si limiti ad un cambio di identità operato su un bestione ormai datato e di eleganza non certo epocale,nobilitato (almeno nelle speranze) dal raffinato scudetto piemontese.
    Diciamo che,se offerta a prezzi molto interessanti,potrebbe rivelarsi una alternativa alle solite tedesche…se non altro per anticonformismo:):)
    Inoltre,alcune dozziine in blu scuro e con le bandierine riusciranno pure a piazzarle…….per non citare altri utilizzi in versione station che lascio all’intuizione di chi legge.Insomma,scherzi a parte,sul mercato nazionale la Lancia 300 non dovrebbe avere gran fortuna,ma potrebbe incontrare miglior sorte su mercati esteri,regolati da differenti parametri di gusto e presentabilità sociale.
    In attesa di modelli “nuovi” nel senso più autentico del termine faccio i più sentiti auguri di riuscita all’iniziativa,per il bene di tutti……

  2. L’operazione di europeizzazione di un prodotto automobilistico d’oltreoceano finora non ha raggiunto nessun risultato degno di nota. Le vetture assemblate sul suolo americano che hanno avuto successo nella vecchia Europa sono concepite e inquadrate a Monaco di Baviera e senza farlo sapere troppo in giro. La Lancia non lo meritava; queste vetture sono ottime nella qualità ma non sanno di nulla per gli acquirenti del lusso. Men che meno la clientela giovane. Se una simile operazione commerciale dovesse ripeterso per l’ALFA Romeo si può ipotizzare fin d’ora il rifiuto del cliente. Scudetto a parte le ALFA di oggi sono tali solo nello stile; il resto è genio torinese ma ancora si distinguono. I numeri sono impietosi. Non c’è futuro per l’ALFA Romeo nel mega gruppo italo-americano. Non so se sia peggio vedere un motore Porsche sotto lo scudo ALFA o continuare così. Non sarebbe un affronto agli alfisti vedere assemblare le ALFA ad Arese dai tedeschi?

  3. La sua analisi è come al solito arguta e pertinente io però vorrei aggiungere alcune considerazioni.

    1)L’osannato Marchionne ,come da usanza FIAT ha fatto per ora
    solo opreazioni con i soldi di “Pantalone” vedi Stati uniti e Serbia.

    2) Ricicla modelli obsoleti e rovinerà ulteriormente ciò che resta della Lancia.

    3) Si è fatto “rubare” dalla Wolkswagen i bravi maneger che hanno
    concepito 500 Mito e Giulietta.

    4) Ha inasprito le relazioni sindacali per una produttività che non sarà MAI raggiunta (nessuno eccetto lei si è mai occupato delle sue previsioni sballate).

    5) Marchionne viene dalla finanza non ha competenza automobilistica,
    la FIAT affidando a lui l’azienda ,ha fatto lo stesso errore dei colossi americani che hanno quasi distrutto l’industria del loro paese come farà Marchionne con la FIAT L’ALFA e la LANCIA.

    6) La Fiat dovrebbe trovare un personaggio come il compianto Ghidella
    che fu estromesso dall’ azienda forse perchè troppo appassionato e competente.

  4. Con comprensibile rammarico assistiamo alla progressiva e a quanto pare pare inesorabile perdita di identità di gloriosi marchi.
    D’altro canto,se fossi un dipendente del gruppo ragionerei in termini molto meno romantici !
    E proprio a tal proposito mi chiedo:ma quante C300 si dovranno vendere per mantenere in attivo la linea di produzione?
    D’accordo,forse Marchionne è più un finanziere che un tecnico del settore auto ma non è comunque un pellegrino:in sintesi estrema o sta progettando l’eutanasia dell’industria automobilistica in Italia,oppure questa vettura pensa seriamente di riuscire a venderla!Terza ipotesi: forse questa strana automobile gli costa così poco che, se anche si
    rivelasse un flop le conseguenze sarebbero tranquillamente assorbite dal gruppo.Ma allora perchè produrla ?
    Non rimane che attendere…

  5. Marchionne è uomo di alta finanza, ma assente sul prodotto e il caso Lancia lo dimostra senza ombra di dubbio.

    Inconcepibilmente non ha capito che per muovere capitali, prima bisogna crearli e per crearli ci vuole un prodotto che sia vendibile e che rispetti una filosofia di Brand.

    Cio’ che mi stupisce è che John Elkann non se ne renda conto. E’ ancora troppo giovane e Marchionne se lo fà su come vuole.

    Facciano sondaggi di opinione e inchieste di mercato e prendano le relative decisioni.

    Poi, con Alfa Romeo la smettano di proporre prototipi che già sappiamo non verranno mai prodotti. Facciano come tutti gli altri, quando presentano un nuovo modello non è un prototipo, ma un vero nuovo modello e ti sanno anche dire quando uscirà e a che nprezzo.

    Chiarezza e determinazione sul prodotto.

    Il vero capitale dell’azienda deve essere l’uomo che capisce il mercato e sa costruire e piazzare sul mercato il prodotto giusto al momento giusto e al giusto prezzo. Esattamente quello che manca nel gruppo Fiat.
    Faranno una brutta fine e chiederanno aiuti allo Stato.

  6. Questo è un argomento molto difficile da discutere seriamente ed in modo costruttivo. – 1° non si conoscono realmente le possibilità economiche dell’azionariato gruppo Fiat. – 2° non sappiamo se quello che dicono i massimi dirigenti di questo gruppo sia verità o parole di comodo. Mi sono abituato nel tempo a comprendere che tante mosse fanno solo parte di un teatrino con attori molte volte scadenti, però supervalutati. Ci sarà pure una giustificazione di queste fughe di giovani cervelli nostrani, verso l’estero, mettendosi alacremente al servizio della concorrenza…Da noi, non c’è un ricambio generazionale manageriale adatto ai tempi. Si vedono sempre le solite facce. L’unica cosa che sanno fare è cambiare spesso, troppo spesso poltrona, saltando senza un senso compiuto, per l’assenza di esperienza specifica, da un azienda all’altra. Sono le stesse persone che siedono nei consigli di amministrazione di decine di aziende, talvolta in concorrenza tra loro. La politica di qualità, troppo spesso è assente. Questa anomalia, credo sia peculiarità quasi esclusivamente italiana. I controllati fungono anche da controllori. Questo sistema industriale, finanziario ed economico, và a scapito della qualità e dell’immagine del prodotto. Secondo il mio modesto modo di vedere, tutto questo è una delle cause principali del perchè, i nostri prodotti trovano sempre più difficoltà a posizionarsi sul mercato interno e mondiale. Il discorso terzo mondo, Cina, manodopera ecc… è tutt’altra faccenda.

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