Lancia e Audi: confronto oggi impietoso dopo le sfide dei rally iridati vinte dalla Delta Integrale

1024_delta_hf_integrale_evoII_gialla_1.jpgL’Audi ha comunicato di aver venduto, nel 2010 ben un milione e 200 mila vetture. Un risultato senza dubbio eccellente dovuto a vetture a loro volta eccellenti.

Il successo dell’Audi nacque negli anni 80 quando le competizioni rallistiche mondiali misero le macchine tedesche in competizione con le Lancia Delta Integrali. Che si dimostrarono superiori ed ebbero buon successo sul mercato italiano, in varie versioni.

Le differenze fra Audi e Lancia sta, a questo punto, nelle decisioni industriali. audi quattro serie.jpgL’Audi potè sfruttare la tecnologia del Gruppo Volkswagen, incrementò i modelli sino a diventare la regina delle vetture a quattro ruote motrici europee. La Lancia, al contrario, chiuse la linea della Delta Integrale proprio al suo massimo fulgore: oggi la marca del Gruppo Fiat è attestata sulle 90 mila unità annue e non ha in listino vetture che possano competere con le varie Audi, soprattutto quelle a trazione integrale.

Un’ultima considerazione, forse la più amara: la fortuna dell’Audi è cominciata quando a capo del design del Gruppo tedesco è arrivato Walter De Silva, ex direttore del Centro Stile Alfa Romeo di Arese, emigrato prima in Spagna alla Seat (marca del Gruppo Volkswagen Audi) e poi in Germania per divergenze con  Paolo Cantarella, allora AD del Gruppo Fiat.

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Lancia e Audi: confronto oggi impietoso dopo le sfide dei rally iridati vinte dalla Delta Integraleultima modifica: 2011-05-14T12:53:00+00:00da ulissefidanzati
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9 pensieri su “Lancia e Audi: confronto oggi impietoso dopo le sfide dei rally iridati vinte dalla Delta Integrale

  1. Mentre l’Audi, giorno dopo giorno, cercava in modo maniacale di raggiungere la qualità e le perfezioni di BMW e Mercedes, Lancia era lasciata allo sbando di se stessa. Questa è la differente ottica e prospettiva industriale tra la Dirigenza Audi e Lancia. Dove sono intervenute note e riverite Personalità italiane, in campo industriale, hanno fatto solo danni. Per di più, queste eccelse Personalità, sono state osannate e adulate per decenni, dai nostri Politici più potenti, carismatici ed in vista. Ora, paghiamo in tutti i sensi le amare conseguenze di scelte sbagliate. L’industria, la finanza non si improvvisano. Si costruiscono giorno dopo giorno, con serietà, professionalità, competenza e costanza. Solo in questo modo si fidelizza la fiducia dei vecchi e nuovi Clienti.

  2. Le due fotografie riportano alla mente i mostri che si contendevano il mondiale rally,fino alla DeltaS4 doppiasovralimentazione da 600 hp.
    Ed è verissimo che da quell’epoca AUDI divenne sinonimo di trazione integrale mentre Lancia non coltivò l’immagine vincente procurata dalle sue Deltone.Disegnata da Giugiaro (se non erro) con le sue linee tese di sobria eleganza la Delta era splendidamente pubblicizzate da una micidiale Catherine Deneuve ed era vettura di ottima immagine e presentabilità sociale anche nelle versioni normali.Le Integrali poi,che alla sobria eleganza univano 200 hp e assetti da paura,erano veri e propri oggetti del desiderio (anche per i ladri di auto…).Poi tutto finisce e la Delta II serie (gonfia come un soufflè)sembra fatta per distruggere il mito anzichè rinnovarlo.Obiettivo centrato al 100%.
    Forse qualcuno in FIAT pensava che l’Italia fosse un mercato “povero” da utilitarie e medie e che le vetture “speciali”non potessero avere un buon futuro commerciale? O forse semplicemente i numeri prevedibili non erano di entità ritenuta interessante dal management FIAT…non saprei.
    Eppure Audi vendette un buon numero di integrali (nelle varie fasce di cilindrata) in Italia …e più importante ancora le costose integrali fecero da traino alla produzione più convenzionale e accessibile.
    Ricordo bene che le Audi venivano acquistate “anche” perchè non esisteva una seria alternativa nazionale,senza nulla voler togliere alle altissime capacità dei tecnici di Ingolstadt.
    In quanto al design…dispiace prendere atto che da anni non abbiamo neanche delle belle vetture (supercars a parte) :eppure ricordo epoche in cui le “straniere” sembravano vasche da bagno confronto alle nostre.
    E se ben ricordo Bmw si affidò a Michelotti per la prima bellissima Coupè CS e Mercedes chiese un aiutino a Pininfarina per la mitica SL Pagoda nonchè per la SL IIserie anch’esse belle e ambitissime.

  3. Commenti ? Basta vedere i vari saloni in giro per il mondo. Sono pieni di novità……..degli altri ! Pensate all’Alfa Romeo: 2 modelli. Poi gli esperti ci…insegnano come si gestisce un’azienda e danno la colpa al governo. Incommentabile.

  4. Il segreto della Audi è semplice e complesso al tempo stesso.
    Primo, il mito, a volte molto enfatizzato, della qualità tedesca, che assomiglia un po’ a quello di McDonald’s, a dire il vero.
    McDonald’s ti dà, in qualunque parte del mondo, lo stesso panino, con lo stesso gusto, gli stessi intrugli dentro, ma senza sorprese.
    Niente picchi, ma neanche niente difetti clamorosi.
    Poi la linea, molto spesso anonima, ma sobria ed elegante delle Audi, senza i voli pindarici ed eccessivamente “originali” fatti da troppi modelli, che forse potranno andare bene per un certo pubblico americano, ma non in Europa ed in altre parti del mondo (Thesis ma anche la stessa nuova Delta in testa).
    E poi la gamma, completa ed in grado di soddisfare svariate esigenze.
    Come si fa ad avere una gamma basata solo su tre/quattro modelli?
    Per ricominciare dall’inizio, forse va bene, ma poi bisogna tappare i buchi, partendo da alcuni modelli di successo.
    Tutto sommato, forse, sta imboccando la strada giusta la Alfa Romeo, con due modelli molto azzeccati, ma, ahimè, di fascia medio/bassa, per ora, mentre il richiamo potrebbe venire da un modello di successo di gamma medio/alta, che per ora non c’è neanche per Alfa.
    Ma soprattutto deve essere basato su qualità costante, linee sobrie, senza eccessi di originalità, e senza i difetti di cui troppo spesso si lamentano gli utenti di auto italiane.

  5. Le varie Case automobilistiche italiane che poi non è che solo e tutto FIAT, con la loro lungimiranza solo strettamente finanziaria, si lasciano sfuggire i migliori elementi. Designer, ingegneri, meccanici, carrozzieri, tecnici vari ecc. Tutta questa gente da non sottovalutare, naturalmente ben stipendiati, si mettono al servizio dello Straniero. Difatti ne vediamo le conseguenze e relativi risultati. Poi i nostri piangono, vogliono essere foraggiati come lo è sempre stato anche nel passato con sovvenzioni pubbliche. Le loro spese ed i loro investimenti, li mettono a carico nostro, tanto Pantalone Italiano paga sempre, agli utili invece ci pensano Loro… Recuperarli e portarli al sicuro con investimenti esteri. Nel frattempo l’ITALIA, da paese industriale qual’era, si riduce pian piano a paese in via di sottosviluppo con annessi e connessi. IN conclusione… stiamo ottenendo un ottimo risultato (da terzo o quarto mondo).

  6. il governo sempre il governo! ma che c’entra? vi ricordo che quando si sbagliò erano gli anni ottanta ed il pci e dc stavano al governo rubando come poi negli anni 90 scoperto e da cio’ ecco l’enorme debito pubblico italiano(soprattutto dei vari governi di sinistra degli anni 90). allora non solo la delta era degna antagonista dei tedeschi,ma anche la vendutissima thema,la164,la croma ed altri successi del gruppo fiat che allora è bene ricordarlo usufruiva anche di aiuti statali.bruno sacco risolse in successo la sua impronta data alle mercedes,le bmw erano auto non molto sicure e con un aureola di tragedia quando pioveva,le audi erano semplici wolkswagen con l’anteriore ed il posteriore ritoccato e le stesse wolkswagen non erano poi il massimo ricordandovi che le prime serie delle golf cadevano a pezzi per la ruggine come pure altre auto da esse derivate. a questo punto fu la dirigenza fiat che non seppe cogliere il momento, pensando di vivere sugli allori di quel momento, senza pensare al futuro e senza guardare che coreani e giapponesi ormai erano alle porte con prodotti innovativi come dimostratosi, e degli stessi tedeschi che alla batosta dei successi italiani fecero investimenti a lungo termine i cui risultati sono purtroppo per il made in italy sotto gli occhi di tutti, senza alcuna intenzione di fare come la fiat al tempo della delta. quindi come qualcuno vorrebbe far intendere almeno in questo campo berlusconi non c’entra, e che poi le auto di rappresentanza sono pagate di tasca sua e non dalle nostre, quindi ha facolta’ di scegliere il migliore prodotto, cosa che attualmente fanno tutti per quanto riguarda l’auto. saluti

  7. E’ la prima volta, mi sia permesso di perdere il bon ton. Rispondo al Sig. firmato ssn seawolf. Inanzittutto sarebbe correttezza firmare i propri scritti con le proprie generalità. Nessuno vuole togliere niente a nessuno. Io non ho mai fatto un distinguo politico tra centro, destra e sinistra. Tra l’altro a me proprio non importa un fico secco della politica intesa come politica. Ho semplicemente segnalato che i Governi Italiani succedutisi tra il 1950/1990 c.a, hanno foraggiato molto abbondantemente l’industria italiana senza preoccuparsi più di tanto, dove venivano spesi ed investiti i denari di noi contribuenti. Questa, tra l’altro è sempre stata una anomalia speciale, un corridoio preferenziale verso certi industriali Piemontesi…Nonostante questi privilegi, di questi aiuti, mai si è saputo qualcosa di certo, di trasparente, di sicuro. Scusatemi, come contribuente dello Stato Italiano, anche in modo sostanzioso, credo di avere tutti i diritti di vedere e sapere come e dove vanno a finire i miei soldi, elargiti a questi signorotti dell’ industria. Certo, questi individui beneficiati di tanto aiuto, non hanno brillato nel produrre prodotti di qualità, nemmeno si sono prodigati a rinnovare adeguatamente i loro stabilimenti produttivi. Ora ne vediamo le conseguenze. Il mercato internazionale nel frattempo, si è aperto, anzi spalancato. Sono sparite le barriere protettive nazionali, le quali privilegiavano quei prodotti scadenti, a volte molto scadenti prodotti in Italia, fatti pagare al consumatore italiano molto cari. Ora i nostri sono nudi sotto tutti i punti di vista. Non reggono più la concorrenza Asiatica ed est europea. Come sempre, danno la colpa al povero Mimì metallurgico nazionale. Nessuno ricorda a questi Signori…. Tutti quei miliardi esportati illegalmente all’estero mentre noi pagavamo le tasse con le varie una tantum per appianare tutte le ladronerie commesse dai vari : Tizio, Caio e Sempronio di turno. Ora basta. E’ arrivata l’ora di premiare i migliori ed il mercato lo stà facendo alla grande. Tutto il resto è tosse e non voce. Chiudo e spero di essere stato esaustivo.

  8. Tornerei sull’argomento “politica dell’auto” e in particolare mi riferisco al lapidario commento del lettore Matteo in data 25-05-2011.
    Premesso che non ho motivi particolari per schierarmi a favore o contro l’operato di Romiti,Ghidella o Gianni Agnelli torno a chiedermi se,alla base della diversificazione perseguita dal gruppo non ci fosse la previsione (o magari la certezza)di una situazione sociopolitica instabile che avrebbe impedito qualsiasi programma a lungo termine nel settore auto.
    Oggettivamente i manager delle grandi case tedesche hanno potuto lavorare in una situazione politica di maggiore stabilità che ha permesso piani industriali importanti senza l’alea di una ingovernabilità che è una costante del nostro paese.A ben vedere,la problematica schiettamente presentata da Marchionne in tempi recentissimi nasce da una situazione retaggio di quegli anni :volete una FIAT prosperosa,che cammini con le proprie forze,senza stampelle di Stato,che investa e crei lavoro ?
    Bene,dateci le condizioni socio politiche affinchè noi si possa operare in tal senso,in quanto ad oggi tali condizioni ancora non ci sono.
    Questo in sintesi diceva Marchionne:altrimenti, e lo abbiamo visto con i nostri occhi,si naviga a vista ovvero si vivacchia a suon di contributi di stato,non si investe più di tanto nell’auto e si indirizzano gli investimenti verso altri settori,siano essi l’alimentare,le costruzioni,l’assicurativo,
    l’energia e quant’altro ritenuto interessante.Proprio quanto fatto durante il regno Romiti,che,ripeto da osservatore imparziale,forse ha optato per l’unica scelta possibile in alternativa ad uno scontro tra impresa e sindacati dagli esiti imprevedibili.Erano tempi diversi:ai nostri giorni non si arriverebbe alla degenerazione incontrollabile di una contesa impresa-sindacati.In quegli anni forse il rischio era oggettivamente presente e lo si volle evitare.Come già detto,non prendo le parti di nessuno,ma pongo degli interrogativi abbastanza elementari,nella speranza che qualcuno,
    ben più informato di me,offra delle risposte.
    Grazie per l’ospitalità,come sempre…:)

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