Clay Regazzoni, sempre nel cuore dei tifosi: 5 anni fa la tragica morte

regazzoni_01 copia.jpgIl 15 dicembre di cinque anni fa ci lasciò Clay Regazzoni: un giorno che gli appassionati dell’automobilismo non possono dimenticare. Come sia accaduto quell’incidente, sull’autostrada nei pressi di Parma, nessuno lo ha ancora spiegato. Clay era un uomo acqua e sapone, di segreti ne aveva pochi davvero: ma quello della sua morte se lo è voluto portare con se.

Io l’ho conosciuto bene, fin dal 1970 quando trionfò nel GP d’Italia, a Monza, con la Ferrari. Era uno sportivo vero, giocava a calcio e al tennis. Ed era un Dongiovanni strepitoso. Un giorno del 1979, eravamo a Long Beach la città che gli fu fatale, dopo le prove tornammo in albergo, un Hilton largo e basso, quattro piani in tutto. Un attimo per prendere l’ascensore, quando arriva una bionda stile Hollywood. Clay le sorride e le chiede: “ A che piano vai?”. “Al secondo”. “Vengo anch’io”. Lo rividi la mattina dopo a colazione.

Raccontava gli aneddoti che riguardavano i suoi compagni di squadra, soprattutto Niki Lauda. Un giorno si lasciò andare: “Io e Niki eravamo fidanzati con due sorelle di Modena. Di ritorno da una trasferta americana ci incontrammo con le nostre ragazze all’hotel Canal Grande e decidemmo di prenderci un po’ di relax prima di andare a cena. Sai come vanno queste cose – aggiunse ridacchiando Clay-. Beh, ero lì che mi slacciavo i pantaloni quando sento bussare alla porta. Apro e mi trovo davanti Niki che mi fa: io finito, andiamo mangiare?>.

Definiva Enzo Ferrari “un padrone delle ferriere”, era amico di Piero Ferrari e a Maranello, quando era in giro, sembrava un re. Gentile con tutti i suoi … sudditi.

Dongiovanni sì, ma con un’umanità fuori dal comune. Lo invitai a Fano, insieme a Bruno Giacomelli, per una cena campagnola nella casa di un amico. Mentre eravamo lì a raccontare barzellette, Clay si alzò e si avvicinò al cancello: aveva visto un ragazzo in carrozzina che gli faceva cenni disperati. Stette con lui più di un’ ora. E quando, ormai paraplegico per l’incidente a Long Beach, s’inventò la scuola guida per disabili disse di essersi deciso ricordando il colloquio con quel ragazzo fanese.

Dopo qualche mese di disperazione, durante il quale meditò anche il suicidio, Clay riacquistò la sua grande forza d’animo e il suo buonumore. Disputò la Parigi-Dakar (quella vera, quella africana, non il surrogato di oggi) guidando un camion fra mille peripezie. E con Pablo Foletti, telecronista della TV Svizzera italiana, correva la Mille Miglia storica con una Ferrari Dayton gialla, di sua proprietà. A Siena, un giorno, arrivò tardi al controllo. Gli chiesi cosa fosse successo, lui aprì la portiera dalla parte di Pablo Foletti e rispose: “Guarda quanto Chianti ha comprato”.

Era un automobilismo nobile e romantico, quello di 25-30 anni fa, fatto molto di amicizie e niente di comunicati stampa delle scuderie. Con Clay c’era spesso Vittorio Brambilla, altro forzuto della Formula 1, ahimé anche lui scomparso. E con loro, spesso c’ero anch’io perché sapevo che con quei due diavoli scatenati c’era sempre da divertirsi. Un giorno, i due penetrarono nella stanza d’albergo di Giorgio Piola (il più celebre giornalista-tecnico-illustratore della Formula 1) gli misero il tavolo sopra l’armadio, la sedia sopra il tavolo e sulla sedia tutti i fogli con i disegni, ultimati o appena abbozzati. Quando rientrò, il povero Giorgio resto sbigottito e, giustamente, arrabbiato per lo scherzo che lo metteva in difficoltà con i suoi editori.

Celebre anche lo scherzo che Clay e Vittorio fecero a un celeberrimo ingegnerone del Cirtcus. A cena inoltrata, arrivarono al nostro tavolo due ragazze un po’ alticce. Imploravano Clay di dar loro ii suo numero di camera promettendop faville. Lui con un sorriso, disse: “427”. Era la camera dell’ingegnerone. Ci ritrovammo alla colazione, il mattino dopo. Aspettavamo l’ingegnerone che arrivò, ci guardò e disse: “Mi ci voleva proprio”.

Dopo l’operazione a Washington, con Pino Allievi, carissimo collega della Gazzetta dello Sport, decidemmo di andarlo a trovare per vedere il risultato dell’intervento. All’ospedale George Washington ci dissero che Clay era stato dimesso il giorno prima e che probabilmente era alloggiato in uno degli alberghi lì vicino. “Provate all’hotel Zurigo, essendo svizzero magari Regazzoni è lì”, ci fu detto. Andammo all’hotel Zurigo, chiedemmo di lui. Il portiere stralunò gli occhi e dsse: “ Chi è, Regazzoni? Per caso quel tipo che tutte le mattine, su una carrozzina, corre come un pazzo? Se è lui è alloggiato al Watergate”.

Il Watergate, l’albergo dove si sviluppò lo scandalo politico che portò Nixon alle dimissioni, Clay era alloggiato alla camera 263, l’ultima di un corridoio lunghissimo. A una decina di metri dalla porta, sentimmo urla e risate: “Dai, mettila giù che l’acqua bolle”. Bussammo, ci venne ad aprire Dunda Moscatelli, uno dei ticinesi suoi amici. Entrammo, erano in quattro o cinque, tutti svizzeri, e stavano preparando gli spaghetti. Clay, fra due parallele da ginnastica, camminava. A passi brevi e trascinati. Ma camminava. Quel che successo nei mesi e negli anni seguenti, Clay se lo è portato nella tomba.

Ma il vecchio Gian Claudio Regazzoni, questo era il suo nome anagrafico, resterà per sempre nel ricordo e nel cuore dei tifosi. Che per lui inventarono la prima invasione della pista di Monza, dopo il trionfo nel GP d’Italia 1970.

Clay Regazzoni, sempre nel cuore dei tifosi: 5 anni fa la tragica morteultima modifica: 2011-12-15T20:53:54+00:00da ulissefidanzati
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8 pensieri su “Clay Regazzoni, sempre nel cuore dei tifosi: 5 anni fa la tragica morte

  1. ho 48 anni e da 38 seguo tutto della formula1 . le tue parole mi rallegrano nel ricordo di un grande personaggio e nello stesso tempo mi rattristano pensando a quei bei tempi che mai più torneranno. grazie per il tuo bellissimo ricordo di CLAY

  2. Il ricordo di questo simpaticissimo personaggio mi porta indietro con gli anni quando, avendo la fortuna di alloggiare a mia insaputa nel suo stesso albergo, mi fu chiesto dal personale di cedere la mia camera, al pian terreno, ad una persona diversamente abile. Scoprii qualche minuto più tardi quale onore mi “era toccato”. Ed ebbi modo di scoprire la sua cordialità nonostante lo status che ancora ricopriva……

  3. Splendido il ricordo di Clay, che di svizzero aveva poco secondo me, era molto mediterraneo! L’Ho visto correre spesso a Fiorano in prova, ma anche a Monza, a fine prove, con una fiat 127 in piena velocità, puntò un carabiniere di servizio all’ingresso di un ponte nel circuito, arrivato a pochi metri da lui, fece un testa coda ed invertì il senso di marcia, una manovra spettacolare, il malcapitato schizzò via come una scheggia. Peccato che all’epoca non esistevano i video, avrebbe sicuramente spopolato su You-tube. Grande personaggio, unico in tutto. Arrivederci, Carlo

  4. Ho conosciuto Clay alla concessionaria Touringauto di Milano…un uomo che amava la vita e tutte le cose belle, era il miglior rappresentante di un epoca eccezionale…ciao Clay

  5. Ho avuto la fortuna ed i piacere di conoscere personalmente e condividere momenti con il grande Clay, quando saltuariamente compariva alle riunioni della Scuderia Automobilistica Del Lario di cui facevo parte. Non posso che essere d’accordo con Morosini sulla spontaneità di Clay e dalla sua propensione alla socializzazione. Lo ricorso sempre con grande affetto e stima, sopratutto ora che la F1 stà morendo per mancanza di CAVALLIERI DEL RISCHIO come venivano definiti negli anni 70 i piloti come Clay.

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