Le verità scomode nello sport? Nessune le dice. Come accadde quando morì Ronnie Peterson a Monza

ronnie87002_6074397_n.jpgGigi Buffon ha parlato del gol fantasma (ma non troppo) in Milan-Juventus e … apriti cielo. L’accusa di non aver tenuto un comportamento correttamente sportivo è stata la meno cattiva, ho sentito dire alle TV qualcosa di ben peggiore. Addirittura un giornalista, che con la tuttologia campa molto, ma molto bene la vita, ha lasciato intendere che la bugia nello sport è un vizietto tipicamente italiano. Aggiungendo, occorre dirlo, che chi ha il coraggio di dire quel che pensa non può essere messo alla gopgna.

Nessuno, dei cosiddetti opinionisti (ma di che?) si è ricordato di alcuni fatterelli sportivi, uno dei quali ben peggiori di quelli accaduti nel calcio. Per esempio: l’autore del gol fantasma, con cui l’Inghilterra nel ’66 vinse il mondiale, disse forse che il pallone rimbalzando dalla traversa era caduto in campo e non oltre la linea di porta? Oppure, Maradona, disse forse all’arbitro che aveva segnato con una mano il gol all’Inghilterra, in un incontro mondiale?

Robetta del calcio. Ma voglio andare oltre. Nel 1978, 10 settembre, al via del GP d’Italia di F1 in una terribile carambola fra monoposto rimase ferito Ronnie Peterson che morì il giorno dopo per le ferite riportate. Complice una disgraziata telecronaca di Mario Poltronieri che, non considerando lo schiacciamento del teleobiettivo, aveva attribuito l’incidente a Riccardo Patrese il corridore padovano fu costretto a restare appiedato nella corsa successiva del GP Usa Est a Watkins Glenn, il 1° ottobre, per decisione del comitato piloti (di cui facevano parte Lauda, Andretti, Fittipaldi, Reutemann e Hunt). “Se corre Patrese non corriamo noi”, dissero i cinque a Ecclestone. E Patrese dovette accettare la decisione. Con Marcello Sabbatini, indimenticabile direttore di Autosprint, cercammo foto o filmati che ci dessero la verità su quel terribile accaduto. Niente, nessuno aveva fotografato o filmato la partenza del GP d’Italia, nonostante molti fotografi e cineoperatori fossero appollaiati sulla Tribuna Fiat, trecento metri dopo la partenza.

Riccardo Patrese fu perseguito dalla magistratura e accusato di aver provocato l’incidente che aveva causato a Ronnie Peterson ferite mortali. Improvvisamente, dopo molto tempo, vennero fuori foto e filmati scattati e ripresi dai tifosi che erano sui trabattelli a bordo pista. E si capì che a innescare l’incidente era stato James Hunt. Il quale, dopo, fu con dannato dal tribunale di Milano.

La domanda: forse James Hunt si recò alla direzione corsa del GP d’Italia per dire “sono stato io a urtare Peterson causando l’incidente”? Neppure per sogno. Anzi la cosa ignobile fu che James Hunt partecipò, accanendosi più degli altri, alla decisione di escludere Riccardo Patrese dalla corsa americana appioppandogli, fra l’altro, per tre lunghi anni la nomea di assassino delle piste.

Con questo ho finito. La morale è che i bugiardi dello sport non sono solo italiani, i peggiori anzi stanno altrove.

Le verità scomode nello sport? Nessune le dice. Come accadde quando morì Ronnie Peterson a Monzaultima modifica: 2012-02-29T18:33:00+00:00da ulissefidanzati
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2 pensieri su “Le verità scomode nello sport? Nessune le dice. Come accadde quando morì Ronnie Peterson a Monza

  1. Una bugia sostenuta con forza come se fosse la verità, quando si viene a sapere che invece la verità non è…..sostenere, anzi insistere nel far credere che è tutto vero, quando ti accorgi di avere torto vorresti sprofondare, sei impantanato non puoi andare ne indietro ne avanti torneresti volentieri indietro prima del fatto e gridare a tutti che ho sbagliato, ma l’orgoglio te lo impedisce, è troppo tardi e vivi momenti terribili che ti rovinano la vita.

  2. Il mondo è dei bugiardi: in primis i politici, poi i bancari per proseguire con tutti coloro che smanettano con i grandi capitali (degli altri!).
    Ciao Nestore, continua così!

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