L’Alfa Romeo emigra: lo spider si produrrà in Giappone, con Mazda, sull’architettura MX-5

619-1.jpgComunicato shoc del Gruppo Fiat che annuncia di aver siglato con Mazda “un memorandum d’intesa  non vincolante per lo sviluppo e la produzione di un nuovo spider a trazione posteriore per i marchi Mazda e Alfa Romeo basato sull’architettura dell’MX-5 di prossima generazione.
Lo studio prevede lo sviluppo da parte di Fiat e Mazda di due vetture leggere, a trazione posteriore, distinte nel design, quali icone chiaramente riconoscibili del proprio marchio. Ognuna delle due varianti Alfa Romeo e Mazda verrà equipaggiata con motorizzazioni specifiche per il marchio. Si prevede che entrambi i veicoli verranno prodotti nello stabilimento Mazda a Hiroshima in Giappone a partire dal 2015”.
Questa è la parte principale (ho tralasciato le ovvie espressioni di giubilo di Sergio Marchionne e di Takashi Yamanouchi, presidente di Mazda) del comunicato che lascia perplessi per alcuni motivi. Primo:  il fatto che un’Alfa Romeo invece che a Milano (o comunque in Italia) venga fatta a Hiroshima, in Giappone (Marchionne trasporterà in quel paese anche il Museo di Arese?) rischia di compromettere l’immagine storica del Biscione. Secondo: lo spider Alfa, con l’architettura della MX-5 (foto), diventa succubo dell’immagine tecnica di un colosso della produzione sportiva internazionale che ha venduto oltre due milioni di unità in tutto il mondo. Terzo: le motorizzazioni specifiche per il marchio sono facili da immaginare per la spider Mazda (che già le possiede) ma non per l’Alfa Romeo che attualmente non ha motori già pronti per la trazione posteriore (a meno di non immaginare che anche quelli verranno fuori dalla Casa giapponese marcati Biscione). Anche perché il progetto della MX-5 si basa su materiali ultraleggeri. Quarto: che sarà dell’annunciata Alfa Romeo 4C? Verrà, magari, prodotta in Cina o in India con una joint venture in quei paesi? Quinto: quand’anche considerabile vantaggioso un accordo tecnico con Mazda, spostare la produzione di un’Alfa Romeo in Giappone significa investire in quel paese invece che in Italia.

L’Alfa Romeo emigra: lo spider si produrrà in Giappone, con Mazda, sull’architettura MX-5ultima modifica: 2012-05-23T11:01:54+00:00da ulissefidanzati
Reposta per primo quest’articolo

10 pensieri su “L’Alfa Romeo emigra: lo spider si produrrà in Giappone, con Mazda, sull’architettura MX-5

  1. Nessun alfista, dichiarato tale, può acquistare un’ALFA assemblata lontano dall’Italia. Non è un’assioma ma poco ci manca. Perché farlo? sarebbe assurdo. Cosa ci sarebbe di ALFA? Non si può giustificare con questioni tecniche. Si tratta di economie di scala che fanno un grandissimo favore ai nipponici. E’ un offesa a chi ha difeso il marchio, sotto l’iniqua gestione torinese, a spada tratta, con gli occhi accecati dalla passione. CHIUDETE TUTTO DEFINITIVAMENTE, PER FAVORE!

  2. Marchionne:«Questo accordo dimostra chiaramente il nostro impegno verso Alfa Romeo e la nostra determinazione nel renderlo un marchio globale»
    La ritirata strategica del gruppo dal patrio suolo pare proseguire….

  3. L’Alfa Romeo peso ingombrante sul groppone Marchionne che già prima voleva scaricarlo ai tedeschi ha ora trovato come disfarsene, è il trasloco Fiat annunciato tempo fa, il voler andarsene dall’Italia ormai impossibilitata ad essere ”munta”. I Giapponesi hanno pagato la Fiat per eliminare dal mercato un buon marchio assumendo la clientela italiana ed americana. La Fiat è comandata da un commercialista e si vede, la sua idea è quella di far soldi, tanti e subito senza pensare alla tecnica futura ed alle innovazioni. Trema, FERRARI: se Montezemolo se ne va, ti abbineremo ad una nota casa automobilistica INDIANA.

  4. Marchionne è un genio al passo coi tempi. Fra poco produrrà auto senza avere uno stabilimento. Le Lancia e le fiat le fa fare dalla Chrysler, le Alfa dalla Mazda. è la fabbrica virtuale, caro!! Piccolo problema: anche i clienti stanno diventando virtuali.

  5. L’emozione all’annuncio è lo sgomento e la profonda sofferenza. Cerco di immaginare la giustificazione. Forse, dipende dalla Fiom, dai giudici che le danno ragione contro ogni buon senso, di uno stato con troppi Comuni, Province Regioni impossibili da finanziare con qualsiasi aliquota fiscale. Forse dipende dagli italiani che reclamano diritti senza ricordare che prima di spartire la ricchezza occorre produrla.
    Oggi però in Italia si produce poco e la tendenza è produrre sempre meno.

  6. Dal punto di vista squisitamente “marketing”, potrebbe quasi sembrare una buona idea: Alfa esce con un prodotto sicuramente valido, di immagine ma di nicchia, quindi con volumi di vendite bassi, sfruttando economie di scala con un altro produttore, che di spider se ne intende.
    Però dimostra una tendenza perdurante della Fiat, ormai in mano al Canadese Marchionne e controllata dalla famiglia di origine Francese Elkann a spostare sempre più l’asse portante dell’azienda al di fuori d’Italia, specialmente lo sviluppo: Lancia Thema e Voyager basate su prodotti americani Chrysler, Fiat Freemont idem, investimenti in centri di sviluppo in Italia, quasi a zero, per non parlare di investimenti in fabbriche in Italia, pure quasi a zero, benchè i soldi per salvare la Fiat siano venuti dai capitali ITALIANI.
    Che qualche fabbrica, anche Alfa Romeo, sia fuori di’Italia, ci può anche stare, lo fanno tutti, ma che il capitale più importante, quello del know-how, venga coltivato non Italia, ma all’estero, questo sì, che è davvero preoccupante.
    La Fiat, anche se restasse nominalmente in Italia, rischierebbe di diventare sempre più americana, benchè siamo stati noi a salvare la Chrysler e non viceversa; sembra un ripetersi dell’affare Daimler-Chrysler, con esiti ancora più nefasti per il partner della Chrysler.
    E lo stato italiano, e le banche italiane, che così tanto hanno contribuito, con sgravi fiscali, finanziamenti diretti o indiretti, alla Fiat, non dicono niente?

  7. come ripeto da anni, il gruppo fiat e solo un peso,nessun italiano dovrebbe comprarla, va boicottata, ricordatevi, che l’alfa di arese la voleva prima la ford poi la wv, entrambi assicuravano lo sviluppo dello stabilimento di arese, e addirittura la ford ne apriva un’altro sempre in italia, ma gli uomini di casa agnelli minacciavano di licenziare e chiudere fiat, il risultato l’italia produceva tantissimi marchi di pregio, adesso siamo ai catorci,
    n.b. in germania negli anni 70 la bmv era l’alfa dei poveri
    e che la fiat vada fuori dai cog@ioni, con un mercato di 42 milioni di auto , faranno a gara per aprire fabbriche di auto in italia, perche termini imerese non l’anno data alla toyota? a gia portava via il mercato nord africano ai bstrd degli agnelli

  8. L’ Alfa Romeo veramente è morta quando è diventata FIAT !
    Che dire poi della FIAT ! Le altre marche europee aggiornano continuamente, la FIAT fà di buono solo i motori ( che sono all’avanguardia), i telai sono vecchi di decine d’anni!

  9. Cito dal contributo del lettore Maurizio:
    “Forse, dipende dalla Fiom, dai giudici che le danno ragione contro ogni buon senso, di uno stato con troppi Comuni, Province Regioni impossibili da finanziare con qualsiasi aliquota fiscale. Forse dipende dagli italiani che reclamano diritti senza ricordare che prima di spartire la ricchezza occorre produrla.” Mi pare una buona sintesi,magari parziale ma nei suoi limiti ineccepibile.
    Marchionne qualche buona ragione ce l’ha…..e ricordo che un manager “non deve” ragionare da romantico appassionato di un marchio.Piuttosto bisognerebbe invitarlo a spiegare (lui dirà che già lo ha fatto)in termini comprensibili da tutti,quali vantaggi avrà il suo gruppo nel delocalizzare la propria produzione (ad es.Serbia)nonchè la sede legale (ad es.Olanda) e se possibile,a descrivere gli esiti cui andrebbe incontro il medesimo progetto imprenditoriale lasciando produzione e sede legale in Italia.
    Certo che se questi managers (nel pubblico o nel privato) si degnassero di rispondere alle giustificatissime domande che giungono da gruppi di discussione come questo….potrebbero aiutarci a capire e magari anche a valutare con maggior cognizione le loro scelte.

I commenti sono chiusi.