Altri due morti nei rally: ma le corse su strada non sono proibite?

rally.JPGAltri due morti fra i partecipanti di un rally. Li ricorderò con i loro nome di battesimo, Valerio e Daniela, pilota e navigatore nonché compagni nella vita, morti carbonizzati al rally di Lucca (foto La Nazione) in nome di una passione irrefrenabile per l’automobilismo. Ma ricorderò anche, e sarebbe grave se non lo facessi, che in Italia le corse su strada sono proibite sin dal 1957, quando nella Mille Miglia il marchese spagnolo Alfonso De Portago, al volante di una Ferrari, uscì di strada in quel di Guidizzolo uccidendo se stesso, il copilota Edmund Nelson e nove spettatori. Le corse rallistiche, che sono spettacolari ma molto più pericolose di quelle in pista, possono essere disputate in virtù di deroghe concesse agli organizzatori dietro impegno scritto che non verranno violate le norme del codice della strada. Impegno che in una competizione, in cui le prove speciali richiedono il  massimo della prestazione difficilmente può essere mantenuto. Anzi mai.

Altri due morti nei rally: ma le corse su strada non sono proibite?ultima modifica: 2012-07-22T18:33:55+00:00da ulissefidanzati
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3 pensieri su “Altri due morti nei rally: ma le corse su strada non sono proibite?

  1. Gentile signore, le gare automobilistiche su strada sono perfettamente legali, si legga l’art 9 del codice della strada.
    Certamente sono pericolose, come è pericoloso l’utilizzo dell’auto e delle moto nella normale circolazione stradale che provoca in un anno 4.500 morti, senza che mai nessuno abbia chiesto di vietare la circolazione stradale.
    Le sue dichiarazioni sono puro sciacallaggio intriso di falsa demagogia.

  2. Non sapevo di questa contraddizione:pensare che sia possibile gareggiare contro il cronometro in una speciale rispettando le norme del codice è proprio fuori da ogni logica e,diciamolo,lontano da una minima forma di onestà.
    Lo stesso discorso credo che si possa applicare alle gare in salita,nelle quali,autentici mostri dotati di motori da 550 hp(alcuni di derivazione ex F1 3500) divorano percorsi fiancheggiati da alberi,rocce e strapiombi,toccando punte di oltre 250 Kmh.
    Purtroppo anche in questa specialità si sono avuti,in Francia,in epoca abbastanza recente incidenti gravissimi.
    E’ chiaro come,sia nei rally che nelle cronoscalate,data lunghezza e conformazione dei tracciati,non sia oggettivamente possibile garantire uno standard di sicurezza adeguato,sia a livello di percorso che di soccorso medico.
    Pertanto,la questione è semplice: correre o vietare tali gare.Se si consentono tali competizioni,bisognerebbe a mio avviso,sgombrare il campo da ipocrisie:i percorsi stradali vengono chiusi al traffico e sia gli organizzatori che i partecipanti firmano un reciproco scarico di responsabilità per quanto eventualmente possa accadere in caso di incidente.Penso che questa sia,tutto sommato,la soluzione più corretta nei riguardi di una passione che può esigere un prezzo molto alto.

  3. Rileggendo il mio post sull’argomento, mi sono reso conto di aver dimenticato un’altro aspetto:il pubblico.In molti filmati disponibili in rete si notano persone che assistono alle gare stazionando spesso in punti pericolosi,talvolta esattamente sulla via di fuga o sulla traiettoria più ovvia in caso di uscita di strada.
    Che dire: considerata la natura e la lunghezza dei percorsi ci vorrebbe un servizio d’ordine imponente con i costi che ne conseguono.
    Onestamente,pur essendo un vero appassionato inizio ad interrogarmi sull’anacronismo di certe competizioni anche perchè è impensabile che il singolo spettatore firmi uno sgravio di responsabilità agli organizzatori.
    Raids in stile Dakar,rallies,cronoscalate……hanno un fascino innegabile ma,o ci corazziamo di cinismo e lasciamo fare (senza lanciare accuse ad ogni incidente con conseguenze sulle persone) oppure poniamo fine a tali eventi.

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