La pessima mania di inglesizzare l’italiano (e il latino): si dice Yaris ibrida e non Yaris aibrid

blog nestore,yaris, yaris ibridaGino Palumbo, ineguagliabile maestro di giornalismo, si arrabbiava davvero quando, si era Corriere della Sera degli anni ’70, portavamo in visione dei titoli che contenevano parole straniere. Ho sentito con sommo rincrescimento un giornalista di Quattroruote presentare in video, sul sito del mensile, la Toyota Yaris ibrida (in foto). A parte la “leccata” alla vettura, il giornalista l’ha chiamata con pronuncia all’inglese Yaris aibrid. Non bastano i manager delle varie industrie a strafalcionare la bella e precisa lingua latina con i vari “plas” (per plus) e “midia” (per media) e magari in futuro avremo anche un “imprimeciur” in luogo di imprimatur!!!!. Ora ci si mettono anche i giornalisti a inglesizzare la nostra bella lingua italiana che è precisa anche sui particolari tecnici: motore, scatola del cambio, sospensioni e via dicendo. E allora sursum corda (che non significa un sorso di corda!!!).

 

La pessima mania di inglesizzare l’italiano (e il latino): si dice Yaris ibrida e non Yaris aibridultima modifica: 2012-08-07T17:21:48+00:00da ulissefidanzati
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3 pensieri su “La pessima mania di inglesizzare l’italiano (e il latino): si dice Yaris ibrida e non Yaris aibrid

  1. Recentemente, una domanda fatta ad un automobilista, perchè non usa il segnalatore di direzione, le frecce, risponde, che mettere la freccia è come essere alla scuola giuda quando l’istruttore ti insegnava come comportari, quindi segnalare un sorpasso significa essere un novellino patentato, e lui era un veterano della strada. Lo stesso per coloro che vorrebbero parlare inglese, ma conoscono solo qualche parola, per far capire agli altri che hanno studiato in alti atenei, per sottolineare la loro intelligenza, perchè una parola anglosassone oggi significa essere…..o forse solo apparire. Per il latino oggi si studia troppo poco ai miei tempi passavo le notti a tradurre Cicerone ma era bellissimo!!

  2. Bravo! Bravo! E ancora bravo. Di ignorantoni in libertà è pieno lo Stivale. Ha notato direttore che i luoghi dove si fanno le feste sono diventati “location” e che le X5 di BMW sono diventate icsfive? e non come vorrebbe l’inglese ecsfive? ammesso poi che si debba usare l’inglese per un prodotto tedesco….. è il dramma di un popolo che ha smarrito per strada non solo la cultura, ma anche l’istruzione. E’ un paese povero, in mano ai Corona e alle veline. Tempo addietro, ero seduto con un amico al tavolino di un bar che si chiama “mirò”. Con tanto di insegna che ricorda la firma del celebre pittore. L’amico laureato e decisamente benestante, a un certo punto guardandomi mi chiese: ” Perchè questo ha dovuto chiamare il bar con questo strano nome? Che vorrà dire Mirò?” Questo è il disastro degli ultimi trent’anni di “americanizzazione” del paese e della nostra cultura. La cultura non c’è più. Libera nos domine!

  3. Purtroppo la curiosità del conoscere e il desiderio di migliorarsi sono ormai merce rara: l’ignoranza – in tutte le sue forme – per molti milioni di italiani non è più una condizione umiliante o tantomeno di cui vergognarsi,anzi è semplicemente “normale”.Tale convinzione viene quotidianamente nutrita da modelli di comportamento subumani propinati a dosaggio industriale,che hanno come comune denominatore il creare una illusoria condizione di eguaglianza tra il pubblico e i suoi beniamini oltre a indurre ad emulare personaggi e situazioni desolanti.
    Voglio aggiungere che persone e situazioni degne di essere proposte come modelli,in Italia ce ne sono eccome:gente che ha fatto strada grazie al proprio sapere,alla volontà,al coraggio,all’intelligenza ne troviamo in tutti i settori:nel mondo della cultura,dello spettacolo e dello sport, nell’imprenditoria e nel professionismo.
    Certo che si può vivere benissimo anche nella convinzione che Mirò
    sia un attaccante del Botafogo…

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