Alfa Romeo e Marchionne: il diritto e il dovere

alfa.JPGSergio Marchionne continua a dire che l’Alfa Romeo non è in vendita. Bella intenzione se il gran manager del Gruppo Fiat sostenesse questa sua tesi con adeguati investimenti per far tornare l’Alfa ai suoi antichi splendori. Ricordate cos’era l’Audi una trentina d’anni fa? Una fabbrica che non raggiungeva le duecentomila unità di vetture annue. Oggi ne produce e ne vende più di un milione. Sull’Audi il gruppo Volkswagen ha investito molto e ricavato molto: esattamente quello che avrebbe dovuto fare Fiat tanti anni fa, invece di realizzare una 164 sul pianale della Croma. Ora la Fiat vive di modelli come Mito e Giulietta, che ristilizza poco per volta. Ma della Giulia e di altri modelli che possano far concorrenza alle sportive di tutto il mondo per ora solo parole e niente fatti. Si dirà: ecco la 4C! Certo, una vettura di nicchia, una supercar con motore Ferrari che non fa paura sul mercato dei volumi. Io penso che l’Alfa Romeo abbia diritto di vivere in Italia e che Marchionne abbia il dovere di fare in modo che viva bene.

 

Alfa Romeo e Marchionne: il diritto e il dovereultima modifica: 2012-09-25T16:03:42+00:00da ulissefidanzati
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12 pensieri su “Alfa Romeo e Marchionne: il diritto e il dovere

  1. Marchionne in sintesi dice: se tengo ancora aperte le fabbriche in Italia è solo perchè guadagno bene in USA,quindi state buoni e zitti che è davvero grasso che cola.Ne deduco che Fiat Italia è mantenuta,già da mesi,da Fiat USA.Il termine,invero poco elegante rende bene la situazione:mantenuta.
    Ora che l’AD Fiat ci ha messo di fronte a questa realtà,lo inviterei a spiegare in termini accessibili a tutti,per quale motivo non sia possibile produrre in Italia vetture che incontrino il favore del mercato,insomma che si riescano a vendere.Le Fiat (gruppo)non si vendono perchè sono bruttine o perchè il mercato è saturo? Ma è saturo il mercato italiano o quello europeo ?Non si può produrre in Italia ed esportare nel mondo intero?
    Domande semplici,ingenue ma sono quelle che la gente si pone e alle quali Fiat dovrebbe rispondere.Per esempio,da semplice lettore osservo che se la Cina divenisse un mercato a grandi numeri,sarebbe razionale costruire uno stabilimento in quella nazione piuttosto che spedire i prodotti dall’Italia e pertanto potrebbe anche essere che la delocalizzazione sia una via obbligata per tutti. Infatti ho recentemente letto che la stessa VW ha tale intenzione dovendo gestire una decina di marchi al suo interno,e magari scopriremo che Marchionne percorre una strada che sarà seguita da altri grandi costruttori.Potrei anche immaginare che il problema dell’esodo delle imprese dai paesi di origine sarà presto un fenomeno generalizzato in Europa.Ebbene,queste cose Marchionne dovrebbe spiegarle:acquisti una pagina su un quotidiano evitando in tal modo che le sue parole possano essere poco fedelmente riportate o che il significato sia frainteso e così non ci saranno scuse per ritrattare o appellarsi a interpretazioni di parte.Non ho mai criticato l’AD Fiat nel merito o nel metodo in tema di gestione in quanto non ho elementi nè competenza e detesto i luoghi comuni spesso legati ad un passato in cui Marchionne non era in azienda: non ne apprezzo invece la strategia di comunicazione talvolta aspra salvo sgradevoli rettifiche davvero poco convincenti e alquanto deleterie per l’immagine del gruppo.

  2. Beh, direi che 25 anni sono sufficenti, per dare un giudizio, su come è stato gestito il marchio da parte della FIAT. Praticamente sempre coi bilanci in Rosso (sempre in passivo), adesso ha solo 2 modelli a listino, di cui uno utilitario che è un flop a dispetto del nome (MiTo), e l’altro che inizia a zoppicare, e che non riesce almeno in Italia, ad essere la più venduta del segmento (C). Ricordo quando uscì la Giulietta, dissero: venderemo tra qualche anno 500.000 A.R., poi corrette a 400.000. Ma la domanda farsi è: Questo ridimensionamento del marchio è voluto? Oppure propongono modelli che non vengono riconosciuti come vere A.R., bensi come FIAT ricarrozzate.
    Le attuali A.R. cosa hanno in più delle FIAT? I motori e la relativa potenza sono uguali (addirittura in alcuni casi anche inferiori), condividere i pianali ci sta, ma mettere lamierati esterni differenti, non fa di una FIAT un’A.R.
    Il paragone invece, andrebbe fatto con BMW (e non con AUDI -con tutto il rispetto-), ieri era l’Alfa dei poveri, oggi cos’é???
    Non aggiungo altro, anche se avrei da scrivere almeno per qualche ora.

    Cordialmente
    The Clown

  3. Grande Nestore!
    Hai la passione, il mordente e la ragione soliti, della tua grandissima carriera giornalistica. Giustamente pungente; la storia dell’Alfa Romeo e il grande marchio italiano che rappresenta meritano più rispetto! Soprattutto dall’AD Fiat, che dovrebbe esserne oggi il primo rappresentante.
    MB

  4. Ancora oggi c’è qualche persona over 60 che se compri una A.R. ti dice “ahhh allora sei un alfista” retaggio dei tempi che furono quando avere una Alfa Romeo significava fare parte di una famiglia di appassionati d’auto, competenti ed a cui piaceva veramente guidare un’auto e non solo possederla.

  5. Faccio voti continuamente e non vedo l’ora che l’Alfa passi alla Volkswagen. L’unica che sarebbe in grado di rilanciare il marchio e di riportarlo agli splendori del passato. Avete presente quell’obbrobrio di auto con la sigla 155 : era un’oltraggio marciante. Se continuerà ad essere in mano alla Fiat farà la fine di quell’altro grande marchio che era la Lancia

  6. Per essere precisi, la 164 apparteneva alla gestione pre-Fiat e faceva parte dello stesso progetto Croma/Thema assieme anche alla Saab 9000, ma era disegnata da Pininfarina, le altre da Giugiaro. In realtà anche prima della cessione dell’Alfa a Fiat (che ritengo una scelta pessima del governo di allora) i bilanci erano notoriamente in profondo rosso. E se le scelte Fiat sono sempre apparse un po’ “ondivaghe”, della gestione Fiat non si possono non ricordare anche modelli come la 156 o la 147. Anche la 166, la 159, la GT, la Brera, le Spider (disegnate dai migliori designer italiani) a parere mio meritavano molta più considerazione dagli italiani, sempre pronti a cercare difetti nelle auto che producono e a sorvolare sui difetti di ciò che producono gli altri. Siamo stati per lungo tempo uno dei mercati più importanti del mondo: forse, se le nostre risorse fossero arrivate in percentuale maggiore all’industria nazionale, si sarebbero potuti fare maggiori investimenti in modelli migliori.

  7. La fiat fa vetture brutte…e non sa valutare i propri marchi e risorse. Dal 1980 la lancia delta 1.3 fa vetture da schifo dalla alfa arna e alfa 33….
    Perche le macchine VW vengono fatte in germania e hanno una quota di mercato molto migliore….anche se con prezzi molto alti???
    Ma Marchionne sa guidare oppure viaggia con shoffeur…

  8. Nel suo contributo all’articolo,il lettore matt auspica maggiori aiuti ai produttori nazionali: onestamente di aiuti la Fiat ne ha avuti anche troppi in passato e forse anche per l’assenza di tali aiuti,Marchionne ha optato per le scelte che conosciamo.
    Il mantenimento dell’occupazione a tutti i costi(anche contro logiche oggettive di mercato) non è un concetto accettabile perchè comporta un onere collettivo senza prospettive di crescita ed il confine tra aiuti e assistenzialismo,nel nostro paese è molto labile:ricordo che tali aiuti arriverebbero come sempre dalle tasche degli italiani e comunque la situazione si rivelerebbe insostenibile a breve termine.Pertanto mi pare giusto che Fiat USA(attiva)mantenga FIAT Italia a spese proprie e nel caso tale costo si rivelasse eccessivo la venda. I contribuenti italiani hanno già dato.
    P.S:
    Ovviamente aiuti intesi a ristrutturare l’azienda in una ottica di maggior competitività meritano un discorso a parte.Ma temo che in ambito nazionale nessuno abbia la forza o l’intenzione di assumersi questo impegno e di investitori esteri seri e concreti neanche l’ombra.Quindi lunga vita a Fiat USA.

  9. Dal 1967 appena diciottenne, ebbi la fortuna di guidare una Giulia TI super 1600. A parte il problema spinterogeno quando pioveva abbondantemente, questa vettura era un gioiello e un siluro. Nel 1988 ricordando le emozioni e i bellissimi ricordi lasciati dalla Giulia, acquistai un’altra A.R., questa volta un Alfa 33 SW quadrifoglio verde. Quest’auto si è dimostrata subito un disastro in più un servizio assistenza a livello da 4° mondo compreso quello della Casa madre. Dopo 19.000Km e tre mesi di vita fu svenduta e barattata con un Y10. Poco tempo addietro cercavo un auto nuova, osservai i modelli A.R. a parte la Giulietta c’è il deserto assoluto. La 159 non ha bagagliaio ed è mal rifinita, la Mito è una Punto abbruttita con il logo Alfa ed il suo prezzo è fuori mercato. E’ vero, il rimedio è cercarle presso i concessionari a km 0 scontate. Ma che mercato è questo? Per quanto inerente l’A.R. oggi come prodotti si salva solo con un modello. SAe questo è un sistema di portare avanti un marchio tanto blasonato, forse sarebbe il caso di venderlo a chi sa veramente valorizzarloper quello che è, se non altro per rispetto storico verso questa tanto bistrattata fabbrica automobilistica. Concludo :Dove è arrivata la famiglia Agnelli dopo aver munto e stramunto miliardi di lire prima ed euro dopo dallo Stato Italiano, ha creato solo deserto industriale (vedi Lancia, Autobianchi, OM ecc.). Eè una vera tristezza.

  10. Non parlavo di aiuti, ma di maggiore considerazione degli italiani (negli acquisti) per quello che, nel bene e nel male, sanno produrre, che poi è l’unico modo per tenere le poche risorse che abbiamo all’interno del sistema italiano e non regalarle allo sviluppo degli altri. Peraltro anche guardando il sito della Dekra (tedesca) si vede che gli investimenti sulla qualità negli ultimi modelli (vedi anche la 159) ci sono stati e se anche non sono ancora al livello dei migliori, sono ormai adeguati alla concorrenza. Ma i pregiudizi sono duri a morire, muoiono prima i posti di lavoro. Non mi meraviglierei se anche per la mancata risposta degli italiani, alla Fiat avessero deciso di gettare la spugna. Riguardo invece agli aiuti al settore auto, quando è stato necessario li hanno dati perfino negli USA. Non gli aiuti,ma il monopolio di fatto della Fiat fino agli anni 80 ha creato danni. I soldi dati alla Fiat avranno pure arricchito gli Agnelli, ma sicuramente hanno sviluppato l’unica industria nazionale di peso, che con il suo sviluppo ci ha trasformato da nazione arretrata a paese industrializzato: guardacaso, lo sviluppo Fiat ha coinciso con l’arrivo del benessere per gli italiani, e la sua crisi (in Italia) con la nostra crisi …

  11. Ringrazio il lettore Matt per il chiarimento: indubbiamente i conti Fiat migliorerebbero e ne trarremmo giovamento tutti:in sostanza Fiat si troverebbe ad operare in un mercato “protetto” all’insegna del “compriamo Fiat per salvare la Fiat e il lavoro dei suoi dipendenti”.
    E’ imbarazzante dato che il mercato premia chi se lo merita,e tale logica è universale così come universale è il principio per cui ognuno deve essere libero di fare impresa dove trova le condizioni migliori(sintesi di recenti colloqui Monti-Marchionne ).
    Diciamo che la concorrenza fa bene al prodotto e al consumatore e poi la ostacoliamo a favore di un monopolio Fiat ovviamente non dichiarato ma di fatto praticato?I nostri partner europei non ce lo consentirebbero e faremmo anche una gran brutta figura.Peraltro lo stesso Marchionne
    se ben ricordo non ha mai lanciato inviti diretti ad acquistare “italiano”
    e questo mi porta a pensare che l’AD Fiat sia in realtà poco convinto sulle possibilità di rilancio degli impianti in Italia.Io credo che,per l’oggi dobbiamo sperare che dalle iniziative imprenditoriali del gruppo in USA e in Serbia o altrove esse siano,derivino utili copiosi,tali da consentire il mantenimento degli impianti italiani.
    Per il domani,a me comune mortale,occorrerebbe la sfera di cristallo.

  12. Nonostante guidi da 45 anni un auto, mi sia intestardito ad acquistare molte volte il prodotto del gruppo Fiat, ora non più, non riesco a comprendere come mai, nonostante le lamentele, le segnalazioni fatte da miliaia di clienti, i prodotti di questo gruppo automobilistico siano tuttora rifiniti male. Peccano eternamente nelle rifiniture. Ora non prendo nemmeno più in considerazione queste automobili (a parte la Panda). Vogliamo parlare di crisi? Ma vogliamo capire dove stanno i problemi o no? Meglio un’auto che dia un metro di birra sul Km all’avversario o un auto che non scricchioli in continuazione, che abbia plastiche che non si stacchino, sedili che non prendano gioco come cavalli a dondolo, guarnizioni che trattengano all’esterno l’acqua quando piove ecc. Infine ,una misera assistenza delegata all’esclusiva bontà del capo officina. Se si vuol mettere rimedio a questo sono convinto che l’auto italiana riprenderà quei numeri di vendita che sono andati in soffitta. Altro problma allungare la garanzia. Due anni solamente fanno pensare quando ci sono costruttori che arrivano a 3-5- addirittura 7. Il problema della garanzia biennale, vale anche per i marchi premium blasonati tedeschi.

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