IN RICORDO DI AYRTON SENNA, IL PIU’ GRANDE PILOTA DI SEMPRE

Oggi ricorre il diciannovesimo annievrsario della scomparsa di Ayrton Senna. Un pilota che ho molto amato e che ho sempre stimato come il più grande di sempre. Ed è con grande emozione che scrissi, sul Corriere della Sera, due giorni prima del GP del Brasile 1997, l’articolo che vi propongo.

 

VISITA ALLA TOMBA DI SENNA

In pace sulla collina di Ayrton, lontani dalla guerra di Imola

 

 

images-1.jpgDAL NOSTRO INVIATO SAN PAOLO – In cima alla collina sventola la bandiera gialloverde, simbolo del Brasile. E’ attaccata a una canna lunga e sottile, che si piega alla brezza, piantata vicino alla targa di rame che reca il numero “0011”, il numero della pace di Ayrton Senna. Mille splendidi fiori, molti dei quali gialli come il colore del casco, che nel momento supremo non riusci’ a difenderlo, circondano l’albero che sorge vicino alla tomba del grande campione scomparso tre anni fa, il primo maggio 1994, durante il Gran Premio di San Marino sul circuito di Imola. Attaccata con la colla al tronco dell’albero, la foto della Williams numero 2 con dentro il fuoriclasse Ayrton. E’ un bellissimo binomio, che stride con la dolorosa realta’ di un camposanto e di un ammasso di rottami in mano ai giudici di Imola. E viene alla mente che a Montecarlo, nella corsa che sarebbe seguita a quel maledetto Gran Premio di San Marino, Ayrton Senna avrebbe firmato il contratto con la Ferrari. “Nessuno mi puo’ separare dall’amore di Dio”, c’e’ scritto sulla targa ramata sulla tomba del tre volte campione del mondo. Torna, vivissimo, un ricordo di Ayrton, vestito in tuta grigia su un aereo che rientrava dall’Australia.images.jpgDiscuteva di Dio, con quella sua fede inattaccabile. Una fede che molti non comprendevano, non riuscendo in nessun modo ad accettare quel suo misticismo che faceva a pugni con la sua natura di pilota aggressivo, di grande combattente della pista. E cosi’ lo deridevano. Vicino a Senna, col numero 0012, riposa un bambino, Marcelo De Aroujo Contier: e’ morto, a soli due anni, il 29 luglio 1989, lo stesso giorno in cui Ayrton Senna conquisto’ la pole position nel Gran Premio di Germania, corsa che il pilota brasiliano vinse il giorno dopo. “Vuoi farmi un’intervista? Aspetta due minuti e poi parliamo”: torna in mente quella voce, un italiano quasi perfetto ma con l’inconfondibile inflessione portoghese. E quella risata quando Senna disse per la prima volta nella sua carriera: “Magari domani vinco”. Erano i tempi in cui Ayrton, ancora acerbo, si divertiva a fare il compagnone, a fermarsi a ogni capannello di giornalisti per ascoltare se si parlasse di lui. Firmava autografi a ripetizione, senza tirarsi mai indietro, cercando anzi il pretesto per diventare popolare fra i tifosi. Fatto, questo, che gli procuro’ anche una certa antipatia fra i colleghi. Non era ancora il campione del mondo, avrebbe scoperto piu’ tardi quanto sarebbe diventata dura la popolarita’ in Formula 1. Nell’85, in Portogallo, conquisto’ la prima delle sue innumerevoli pole position. E vinse anche la corsa. I ricordi volano, sulla collina verdissima, mentre la bandiera si agita a scatti, sotto la brezza. Una decina di persone camminano lievemente sull’erba. Due giovani, abbracciati, pregano in silenzio. Lei piange, lui cerca di consolarla: le lacrime scivolano sui capelli e sulle spalle. C’e’ un contrasto irreale, che fa male, fra la pace che si avverte davanti a quella tomba e la guerra che si combatte in tribunale a Imola. Ci si ferma a pensare se sia possibile trovare una causa, una qualunque causa diversa dalla passione e dal destino che abbia portato Ayrton all’ultimo traguardo. E ci si domanda quale vita vivra’ quel meccanico che gli ha saldato lo sterzo maledetto. Potra’ mai confessare, magari solo a se stesso, di aver commesso il tragico errore che ha causato la morte di Senna? Nel finale della propria vita, Ayrton era diventato scorbutico, nervoso, sopportava malamente di doversi concedere ai media, alla popolarita’. Cercava spazi diversi: gli aerei, le barche, il mare incontaminato del suo Brasile. Una foto piccola, sull’albero, sotto due rose gialle. Ayrton ha un’espressione trascendente. Sotto il suo viso, in tedesco, una frase di Lord Byron: “Tu vivi una vita eterna e non sarai mai meno di quello che sei stato”. Al cimitero di Morumbi si puo’ entrare in auto, fuori qualche chiosco vende fiori. All’interno, un gruppo di agenti veglia sulla serenita’ dei morti e dei vivi. Quanta gente viene a pregare sulla tomba di Ayrton?, chiedo a un guardiano. “Tanti”. Ma quanti? “Milioni”. Ma quanti milioni? “Tutto il Brasile. E anche di piu”.

IN RICORDO DI AYRTON SENNA, IL PIU’ GRANDE PILOTA DI SEMPREultima modifica: 2013-05-01T16:25:41+00:00da ulissefidanzati
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