Blog ufficiale di Virgilio

25/02/2011

Con le specifiche Fia sulle gomme la F1 diventerebbe Formula Meccanici. La Pirelli ha il dovere di cambiare strada

pirelli f1.jpgVengono alla luce indiscrezioni che riguardano l’impegno della Pirelli in F1. Le specifiche delle gomme morbide e dure date dai tecnici della Fia presieduta da Jean Todt, hanno già messo in mostra una durata inferiore a quel chele scuderie si aspettavano. Il clamoroso è che i tecnici Fia avrebbero rivelato chele specifiche stesse sono state fatte in modo da aumentare i pit stop e,con essi, lo spettacolo. Quando mi hanno passato l’indiscrezione sono rimasto trasecolato. Io pensavo che lo spettacolo della F1 fossero l’agonismo dei piloti, la potenza dei motori, i sorpassi in pista. E non i pit stop che, sempre secondo le indiscrezioni con le attuali Pirelli potrebbero essere, su alcuni tracciati, anche quattro.

Se le indiscrezioni sono vere siamo di fronte alla profanazione dello sport automobilistico le cui sorti sarebbero affidate non alle auto e ai piloti bensì ai meccanici ai box. Dalla cui abilità e rapidità di azione dipenderebbe il risultato di una corsa.

Io spero che la Pirelli si ribelli, ove l’indiscrezione fosse confermata, a una simile impostazione tecnica, che mandi a quel paese i tecnici della Fia e accetti i suggerimenti solo dalle scuderie.

Altrimenti la formula 1 diventerà formula meccanici.

23/10/2010

In Corea affossata l’immagine della F1. Ecclestone specula e Todt fa una figuraccia!

F1-Yeongam-circuit-corea-1.jpgIl regista della trasmissione della qualifica del GP di Corea, ha inquadrato costantemente la pista. Il nastro di asfalto ogni tanto era invaso da una nuvola rossa, quando una monoposto “forava” il cordolo finendo fuori pista per tornarvi qualche secondo dopo. Immagino cosa possa succedere su un tracciato del genere in caso di pioggia! E’ chiaro, come ho già avuto occasione di scrivere sul mio Controsterzo, che il GP di Corea si sarebbe dovuto disputare l’anno prossimo, visto che quest’anno le strutture non erano adeguate (guarda le foto). Tribune senza sedili, paddock ancora in esecuzione: un’immagine totalmente diversa da quella del paese Corea, moderno e futuribile.

Evidentemente, la Fom (la società di Bernie Ecclestone che gestisce l’economia del circus) non va tanto per il sottile quando si tratta di incassare. Lo scandalo maggiore, in senso sportivo, è che la Fia di Jean Todt glielo abbia lasciato fare.

Le cronache degli inviati hanno già parlato di personale della F1 e giornalisti ospitati in hotel adibiti di routine alle luci rosse. Quel che non hanno detto è che gli hotel erano stati requisiti tutti dalla Fom (come abitualmente fa nelle cittadine intorno a tutte le piste del mondo) , e che ha aumentato i prezzi: stavolta da 30 dollari a 160 per una stanza senza armadio (visto che non serve ad alloggio ma ad altro). E per l’albergo abbastanza normale che ha ospitato i piloti e i responsabili delle squadre, il prezzo è passato da 180 a 600 dollari. E siccome i team non potevano avere le motorhomes, Ecclestone ha fatto costruire delle casette, pian terreno e primo piano, chiedendo 40 mila dollari per affittare in basso e 20 mila in alto. Ma per la seconda opzione i team hanno risposto picche.

Qualcuno, però, non ha accettato la raffazzonatura di Ecclestone: gli sponsor. Che nel paddock club, realizzato alla bene meglio, pare siano arrivati in 300 in luogo degli abituali 3000. A questo punto, non si riesce a capire perché le scuderie non passino alla gestione in proprio dei loro affari. Sono loro le auto, loro pagano i piloti e gli alberghi, le trasferte: perché devono pagare ancora delle royalties a un personaggio che ormai ha fatto il suo tempo.

Ecclestone, in fin dei conti, salvò a fine anni ’60, il mondiale di formula 1 organizzando le squadre. Ma da allora, le cose sono andate ben diversamente e, oggi, il popolarissimo Bernie dovrebbe godersi i miliardi (di dollari) che ha incassato. E mi pare ora che l’andazzo debba finire, limitando anche il potere della Fia (costruita con giacche blu che rappresentando paesi che con l’automobile non hanno a che fare) passando la mano ai veri attori della F1. Un potere sportivo indipendente e una lega di costruttori forti. Per alzare ancora di più l’immagine dell’automobile e non per affossarla com’è successo in questi giorni di GP di Corea.

02/08/2010

Una ruota vola e colpisce un meccanico. Schumacher scorretto graziato da "papà" Jean Todt. In F1 mancano sicurezza e giustizia

gomma 1.jpgIl GP d’Ungheria ha messo a nudo le grandi carenze (sportive e tecniche) della formula 1 guidata da Jean Todt. Due sono i casi eclatanti su cui voglio mettere l’accento.

 

Primo caso.Un incidente con rottami sparsi in pista ha provocato l’ingresso della safety car in pista e, subito dopo, l’ingresso simultaneo e generale delle macchine ai box per cambiare le gomme. Ai box ci sono stati incidenti, una ruota fissata male gomma 2.jpg(del peso di 16 chili)  è uscita dal mozzo ed è piombata su un meccanico fratturandogli tre costole (foto per gentile concessione di Ercole Colombo: la ruota vola, arriva sui meccanici e ne stende uno). Quella ruota è passata in mezzo ai meccanici della Red Bull che attendevano un pilota senza per fortuna colpire alcuno di loro.

 

Si è parlato tanto di sicurezza in F1 e tanto si è fatto: ma solo per adeguare le macchine alla salvaguardia dei piloti. Ma ai box, ai meccanici né Max Mosley, né Jean Todft hanno mai pensato. Io ritengo che in caso di ingresso della safety car, gomma 3.jpgla corsia dei box vada chiusa. Tanto, non potendo rifornirsi di benzina, tutti i piloti continuerebbero con le gomme che hanno in quel momento. Solo dopo il rientro della safety car, la corsia dei box dovrebbe essere riaperta. In tal modo ni rischi per i meccanici diminuirebbero sensibilmente.

 

Vediamo allora se su questo punto il presidente Fia farà orecchie da mercante

 

Secondo caso. A quattro giri dal termine, Michael Schumacher re (per me ormai ex) della formula 1 ha tentato di sbattere contro il muro Rubens Barrichello che con la Williams stava superandolo a destra. Per un vero miracolo, e anche perché Rubens è abituato in tanti anni alle battaglie più cruente, il brasiliano non è finito coinvolto in un incidente che poteva finire davvero male. Una porcheria sportiva, quella commessa da Schumacher, punita dai commissari Fia con dieci posizioni di arretramento sulla prossima griglia fdi partenza, quella del GP del Belgio. Una punizione, che risentiva dell’influenza sui commissari di Jean Todt, padre putativo (alla Ferrari) di Schumacher. Una punizione giusta sarebbe stata l’esclusione dal prossimo GP..

26/06/2010

Vietiamo anche i cambi gomme e la F1 diventerà davvero spettacolo

bridgestone.jpg

Dopo aver visto le prima otto gare di F1 sono costretto a dire che, senza pioggia, lo sport delle auto con ruote scoperte è ancora troppo poco emozionante. Perché? Perché tranne che per alcune eccezioni mancano i duelli con relativi sorpassi. Perché quasi sempre, fra chi lotta al vertice della corsa, per superare un avversario si aspetta il cambio gomme. Perché i piloti non possono mostrare con tutta chiarezza le loro doti tecniche e agonistiche.

E allora? Allora, dopo aver vietato i rifornimenti in corsa, la Fia dovrebbe vietare anche i cambi gomme in gara obbligando tecnici e piloti a rivedere non solo i consumi di benzina ma anche quelli degli penumatici.

Senza cambio gomme, l'equilibrio delle macchine migliori non verrebbe spezzato da un  arresto al box per una sostituzione ma dalla sagacia nell'uso degli pneumatici del pilota e dalle caratteristiche tecniche ed aerodinamiche delle monoposto. Enzo Ferrari diceva sempre che la fantasia dei progettisti si sarebbe vista soltanto in un F1 con un solo vincolo: cioè con un tot di litri di benzina, oppure col peso limite della monoposto, oppure con il numero o la conformazione delle ali. Nella F1 moderna le gomme sono il parametro quasi determinante per vincere. E allora che questo parametro, reso utilizzabile per una gara intera dal fonritore, risulti determinante soltanto per il pilota più bravo ad usarlo.

Io penso che senza rifornimenti di benzina e di gomme torneremo a rivedere i duelli, i sorpassi, lo spettacolo vero della F1. Non ci addormenteremo più sulla poltrona davanti al video e a vincere sarebbero di certo e sempre i piloti  migliori.

17/05/2010

E Ferrari mi rimproverò. "Mi dica, Morosini: ma Gilles con cosa ha fatto la pole position? Con una bicicletta?"

Villeneuve_79_3.jpg7 aprile 1979: qualificazioni del GP Usa West a Long Beach. Le Ferrari vanno davvero forte, Villeneuve e Scheckter hanno di che essere soddisfatti. Gilles  compie miracoli, mentre Jody non è così veloce. Il sudafricano è ancora sotto choc per la sconfitta subita dal compagno di squadra, nel GP di Johannesburg. La pole non sfugge al mio grande canadese e, sul Corriere della Sera, imbastisco una specie di peana. Gilles di qua, Villeneuve di là: e mi scordo completamente di nominare la Ferrari. Senza volerlo, naturalmente, preso com'ero dalla foga di magnificare l’impresa di Villeneuve. Vado a letto, soddisfatto del mio lavoro.

 

Verso le 5 del mattino, drin drin, drin, suona il telefono della mia camera d'albergo. Una voce bassa e greve, impossibile non riconoscerla: la voce del Drake. "Sono Ferrari", mi dice. "Buongiorno ingegnere", dico io con la voce che tradisce il sonno interrotto. Enzo Ferrari riprende: "Ho letto il suo articolo, proprio un bell'articolo. Gilles ha fatto un giro splendido e ha meritato la pole position. Può, però, spiegarmi una cosa?", la voce diventa improvvisamente tagliente. "Mi dica pure, ingegner Ferrari". "Ecco, caro Morosini, mi spieghi un po': la pole position, Gilles, con che cosa l'ha ottenuta: con una bicicletta?".

 

Il Drake capisce che non ho afferrato bene e sbotta:"La prossima volta, quando Gilles conquisterà un altro traguardo, si ricordi di scrivere che guidava una Ferrari". Il clic del telefono. Conversazione finita. E lezione insaccata.

 

01/04/2010

Ayrton Senna e la sfida in autostrada

 

Gli amatissimi colleghi della "Gazzetta dello Sport" hanno realizzato un pregevole volume dal titolo "Chiedi chi è Ayrton Senna". Io di libri su Senna non ne ho scritti, ma con Ayrton ho avuto una sfida automobilistica inusuale. Che vi racconto in breve.

ayrton_senna.jpgCampionato del mondo di F1, anno 1989. Sono sull'autostrada che da Heidelberg, in Germania, porta a Hockenheim dove si disputerà il GP tedesco. Sono al volante di una Thema con motore Ferrari, 8 cilindri a V e potenza di 240 cavalli. Davanti a me vedo un'auto nera, compatta. L'affianco: è una Honda 1.6 e al volante c'è Ayrton Senna. Lo guardo, sorrido e gli faccio <ciao, ciao> con la mano accelerando. Non c'è match fra le due macchine.

Prima dell'uscita per Hockenheim ci sono due camion in sorpasso. Quello che sta superando ha cominciato la manovra, io mi accodo pensando che Ayrton dentro un camion non può certo passare. Sto crogiolandomi nel fatto di aver fottuto un campione del mondo, quando alla mia destra vedo scatenarsi un baleno nero che passa fra i due camion sfiorandoli e svanisce all'uscita di Hockenheim. Sui dieci chilometri di campagna, ho un bel rincorrere su curve e curvette: raggiungere Senna è impossibile. Arrivo al parcheggio, lascio la Lancia e mi avvio verso il paddock. Dietro alle spalle una voce: <Morozini>, con la <z>. Mi giro e vedo Ayrton a cavalcioni su uno steccato che sorride beffardo. Mi dice: <Nestor, il campeon del mundo sono yo>.  Grande Ayrton, che lezione!