28/03/2011
La Ferrari comincia il mondiale lenta in qualifica, con pochi punti in gara: per ora meglio la supercar FF
Luca di Montezemolo contava di certo in qualcosa di più dalla partenza del mondiale di F1. Per la riconferma, triennale alla presidenza della Ferrari, Montezemolo sperava che Alonso e Massa facessero meglio di un quarto e di un nono posto (pessima partenza di Alonso, corsa abbastanza anonima di Massa) magari la vittoria forse no, ma un podio certamente. Ferrari, anche con le gomme Pirelli che hanno offerto un ventaglio ampio di prestazioni (consentendo uno, due
e tre pit stop), a Melbourne ha messo a nudo i soliti problemi: in qualifica non scalda bene gli pneumatici e non riesce a compiere il giro veloce al massimo del potenziale. In gara, non ha per ora il passo della Red Bull di Vettel e, fatto inaspettato dagli uomini in rosso, neppure della McLaren di Hamilton. Siamo solo alla prima corsa, sicuramente a Maranello correranno ai ripari. Purtroppo, però, anche gli avversari di vertice continueranno lo sviluppo delle proprie macchine. E in questo momento la Red Bull RB6 del mago Adrian Newey sembra imbattibile. Così la Ferrari, per ora, può solo rallegrarsi per l’effetto dirompente fatto sui mercati internazionali dalla supercar FF.
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25/03/2011
Montezemolo presidente della Ferrari per altri tre anni. La scelta migliore
Sergio Marchionne ha resistito (oppure ha desistito) alla tentazione di sostituire Luca di Montezemolo alla presidenza della Ferrari. Certamente, a Torino non c'era una soluzione adeguata a rimpiazzare uno dei manager di maggiore successo mondiale. Né il vertice Fiat ha voluto prendere in considerazione una presidenza (quasi logica e molto onoraria) di Piero Ferrari, figlio del Drake, affiancato da un fortre AD. Comunque sia, Montezemolo è un manager che ha portato l'azienda a successi mai raggiunti, che ha conquistato con la Scuderia titoli mondiali a iosa. Così è arrivata la conferma della presidenza Montezemolo per i prossimi tre anni. In cui, Luca, potrà dedicarsi allo sviluppo della Casa di Maranello, della Scuderia di F1, delle sue intenzioni politiche e, maggiormente, dell’alta velocità ferroviaria . In conclusione, il panorama industriale italiano si tiene alla grande un uomo di grandi meriti (nella foto con Marchionne e, al centro, Diego della Valle).
09:31 Scritto da: n.morosini (Webmaster) in motori | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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21/03/2011
Ferrari FF: mogli e tenuta di strada in velocità
Provare una supercar e cominciare il resoconto con “Se avete una moglie rompiscatole non comprate la Ferrari FF”, significa:
1. Ineleganza nei confronti delle mogli.
2. Prendere in giro milioni di donne che non arrivano a fine mese perché i soldi non bastano mai, costrette a far pressioni sui mariti perché non cambino la macchina a rate. Sono anche queste le rompiscatole, poverette loro, e sono gli operai e gli impiegati delle varie aziende italiane, loro sposi, che non devono comprarsi una Ferrari FF?
Scritta una stupidaggine del genere, l’articolista di una grande quotidiano milanese si lancia in una disquisizione tecnica che deve aver pensato stando seduto accanto al capo storico dei collaudatori Ferrari, Dario Benuzzi.
Perché a un certo punto si legge: “Curve, tornanti, salite: sembra questo il terreno naturale della FF. Impressiona la tenuta, anche in velocità”. Vuoi vedere una tenuta di strada impressionante si ha normalmente quando una spercar da 660 cavalli marcia a venti all’ora?
Povero presidente Montezemolo, se ha letto (e non ne dubito) dev’essere rimasto di stucco. Perché lui, fino a oggi, aveva sempre creduto di aver creato una supercar dai poteri eccezionali adatta anche alle famiglie!
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04/03/2011
La Ferrari, Montezemolo, la Maserati e la modella
La Ferrari FF presentata al salone di Ginevra ha avuto un successo strepitoso. E Luca Cordero di Montezemolo l’ha mostrata con giusto orgoglio a una siepe di giornalisti. Ma il Presidente della Ferrari, appena finita la presentazione della supercar di Maranello, ha visto scomparire come per incanto il pubblico che lo aveva seguito: si era tutto spostato allo stand della Maserati. Per vedere non solo la Grand Sport Cabrio ma anche la splendida modella che la accompagnava. Nessun discorso, per l’occasione, ma tantissime occhiate…..
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15/02/2011
Le indiscrezioni continuano: Montezemolo lascia la Ferrari, Harald Wester presidente?
Da mesi si susseguono indiscrezioni su Luca di Montezemolo che lascerebbe la Ferrari per occuparsi del progetto riguardanti i treni superveloci che dovrebbero far concorrenza ai Frecciarossa delle FS. Se Luca di Montezemolo, deciderà di lasciare il proprio ufficio di Maranello, il suo posto dovrebbe andare a un personaggio che abbia un carisma riconosciuto e, soprattutto, che abbia un nome affascianante. Ci verrebbe subito da pensare a Piero Ferrari: chi mai, infatti, potrebbe competere col figlio del Drake per una presidenza dell’azienda creata da tanto padre? Invece, stando alle indiscrezioni che arrivano da Torino, sembra che l’a.d. del gruppo Fiat-Chrysler sia intenzionate a far presidente quell’ Harald Werster (foto in basso) attuale primo ministro di Maserati, Alfa Romeo e Abarth. Indubbiamente l’uomo è di valore, ma con l’immagine della Ferrari (soprattutto con quella della Scuderia) non può sicuramente competere con l’attuale presidente né col cognome Ferrari.
Devo aggiungere, però, che mi è passata per la mente anche un’altra idea. Che Marchionne, mettendo Wester a capo della azienda di Maranello abbia due obiettivi: ricreare il polo del gran lusso (con Maserati e Ferrari) e vendere l’Alfa Romeo per avere
il danaro necessario ai futuri investimenti del gruppo torinese. In effetti, portare avanti un programma che comprenda la guida, lo sviluppo e le competizioni mondiali di tre marchi strepitosi (come Ferrari, Maserati e Abarth) non è pane facilmente digeribile. In più Marchionne, recentemente, ha avuto occasione di affermare che “se qualcuno si presentasse con un’offerta di 20 miliardi per l’Alfa Romeo, la discussione potrebbe anche cominciare”. Giusto i 20 miliardi che servono a Torino per i grandi investimenti.
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05/01/2011
La Ferrari mi da ragione e rimuove Chris Dyer, l'ingegnere che ha fatto perdere il mondiale di F1 a Fernando Alonso
16/11/2010
Alonso e la Ferrari: verità e colpe di un flop
Il flop della Ferrari ad Abu Dhabi ha un nome e cognome: Chris Deyr, 42 anni, ingegnere australiano responsabile della squadra in pista della scuderia di Maranello. Le cose sono ormai chiare. Quando Webber, che si trovava dietro ad Alonso durante l’ingresso della safety car dopo l’incidente di Schumacher con l’italiano (incolpevole) Vitantonio Liuzzi, è entrato al box per il cambio gomme, Chries Dyer hsa udito,via radio, l'ordine della Red Bull e così ha disposto di far rientrare i ferraristi, prima Massa e poi Alonso. Facciamo la corsa su Webber, ha detto Deyr ad Andrea Scala, ingegnere di pista di Alonso: e cambiamogli le gomme come fa Webber. Scala ha ribattuto che in quel modo, con la safety car in pista, “Alonso rimarrà intruppato nel traffico”. Deyr ha insistito, Alonso è rientrato e la Ferrari ha perso il mondiale.
A parte le facezie degli onorevoli leghisti Castelli e Calderoni che, per la sconfitta, hanno chiesto le dimissioni di Montezemolo (perché allora non hanno chiesto le dimissioni di Berlusconi per le sconfitte del Milan da cinque anni a questa parte?) il licenziamento di Deyr è inevitabile. Perché chi ha il potere assoluto sul campo, come l’ingegnere australiano, potere che non può essere messo in discussione neppure da Stefano Domenicali e nemmeno dallo stesso Alonso, quando sbaglia il suo errore diventa colossalmente determinante. E se viene commesso nell’unico momento in cui esso provoca la sconfitta di un mondiale già vinto allora il signor Deyr non ha più diritto a una qualunque difesa e, se non si dimissionerà lui stesso, dev’essere licenziato in tronco. Se Luca Montezemolo, che tanta passione aveva messo nell’eccezionale recupero della Ferrari, non si dimostrerà inflessibile allora vuol dire che lo spirito del Vecchio Drake a Maranello non esiste davvero più.
Questo è il Controsterzo che scrissi dopo il disastro ferrarista di Abu Dhabi, quando Alonso perse il mondiale per una scellerata decisione del responsabile degli ingegneri di pista di Maranello, Chris Deyr. Ne chiesi il licenziamento in tronco, ben consapevole che un tecnico autore di un errore così clamoroso non poteva continuare a riscuotere la fiducia degli ingegneri che, in poista, lavoravano ai suoi ordini. Luca di Montezemolo mi ha ascoltato: non lo ha licenziato, ma ha rimosso Dyer dal suo incarico destinandolo ad altra mansione. Lo spirito del Vecchio Drake, evidentemente, vive sempre a Maranello.
19:56 Scritto da: n.morosini (Webmaster) in motori | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
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16/11/2010
Alonso e la Ferrari: verità e colpe di un flop
Il flop della Ferrari ad Abu Dhabi ha un nome e cognome: Chris Deyr, 42 anni, ingegnere australiano responsabile della squadra in pista della scuderia di Maranello. Le cose sono ormai chiare. Quando Webber, che si trovava dietro ad Alonso durante l’ingresso della safety car dopo l’incidente di Schumacher con l’italiano (incolpevole) Vitantonio Liuzzi, è entrato al box per il cambio gomme, Chries Dyer hsa udito,via radio, l'ordine della Red Bull e così ha disposto di far rientrare i ferraristi, prima Massa e poi Alonso. Facciamo la corsa su Webber, ha detto Deyr ad Andrea Scala, ingegnere di pista di Alonso: e cambiamogli le gomme come fa Webber. Scala ha ribattuto che in quel modo, con la safety car in pista, “Alonso rimarrà intruppato nel traffico”. Deyr ha insistito, Alonso è rientrato e la Ferrari ha perso il mondiale.
A parte le facezie di Castelli e Calderoni che, per la sconfitta, hanno chiesto le dimissioni di Montezemolo (perché allora non hanno chiesto le dimissioni di Berlusconi per le sconfitte del Milan da cinque anni a questa parte?) il licenziamento di Deyr è inevitabile. Perché chi ha il potere assoluto sul campo, come l’ingegnere australiano, potere che non può essere messo in discussione neppure da Stefano Domenicali e nemmeno dallo stesso Alonso, quando sbaglia il suo errore diventa colossalmente determinante. E se viene commesso nell’unico momento in cui esso provoca la sconfitta di un mondiale già vinto allora il signor Deyr non ha più diritto a una qualunque difesa e, se non si dimissionerà lui stesso, dev’essere licenziato in tronco. Se Luca Montezemolo, che tanta passione aveva messo nell’eccezionale recupero della Ferrari, non si dimostrerà inflessibile allora vuol dire che lo spirito del Vecchio Drake a Maranello non esiste davvero più.
15:53 Scritto da: n.morosini (Webmaster) in motori | Link permanente | Commenti (7) | Segnala
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14/09/2010
Massa a Monza ha rischiato l'incidente con Alonso alla prima curva: la Ferrari deve dirgli chiaramente che è un numero 2
Stefano Domenicali dirige la Gestione Sportiva Ferrari. A lui è demandata la responsabilità di far correre e vincere le Rosse. Domenicali è uno che è arrivato in vetta dopo una lunga gavetta ma è uomo molto intelligente e capace, uno di quelli che – come il Presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo - credono che solo il lavoro profondo, costante e intelligente possa dare risultati e vittorie. Per esempio, l'aver stimolato l'allenamento e la professionalità dell'équipe dei meccanici ha portato allo stupefacente cambio gomme di Alonso domenica scorsa a Monza.
Domenicali, dunque, non è un mago (che in F1 non esistono) ma uno che lavora sodo. Uno che a preso di petto le carenze della monoposto e della squadra risolvendone i problemi e dando a tutti tifosi, dopo la splendida vittoria di Fernando Alonso a Monza, la speranza che il titolo mondiale di F1 non sia più una chimera.
Diciamo però la verità. Questo titolo mondiale è possibile soltanto se Felipe Massa si mette a disposizione della squadra, accettando di fare lo scudiero a Fernando senza cercare pericolose avventure come ha fatto alla prima curva di Monza, quando ha cercato di superare il compagno di squadra (come mostra chiaramente la foto). Un attimo di brivido, di quelli che ti fanno pensare che la “pronti via” a molti piloti di F1 si chiuda l’arteria del cervello. Se in quel momento Felipe Massa non avesse riacquistato il ben dell’intelletto, le due Ferrari si sarebbero scontrate e il mondiale sarebbe finito nel cesso.
Mi direte: poi Massa ha fatto il suoi dovere, inducendo Hamilton all’errore che lo ha costretto al ritiro. Verissimo, ma questo è accaduto dopo. Ora io penso che Felipe Massa sia un discreto pilota, ma sicuramente un numero 2. Perché numeri 1 si nasce, numeri 2 si diventa. E Massa, anno dopo anno, è diventato un numero 2. Come Barrichello.
Il motivo di questa posizione degli attuali piloti brasiliani è facilmente spiegabile col fatto che, non appena arrivano a vincere qualcosa nelle categorie minori, ecco che subito vengono indicato come gli eredi di Ayrton Senna.
Mettiamoci d’accordo, fra i piloti brasiliani neppure Nelson Piquet, che pure ha vinto tre titoli iridati, può essere paragonato ad Ayrton. Il quale era un fuoriclasse, una étoile, un inarrivabile. Come lo fu Tazio Nuvolari. Come lo fu Juan Manuel Fangio. Voglio addirittura aggiungere che per me Ayrton Senna è stato più grande di Michael Schumacher e dei suoi 7 titoli mondiali.
Tornando a Felipe Massa, io mi auguro che non faccia più manovre azzardate come quella al via del GP d’Italia e non metta a rischio la corsa di Alonso verso il titolo. Altrimenti Stefano Domenicali dovrà prendere una decisione drastica per il 2011. Quella di sostituirlo.
19:25 Scritto da: n.morosini (Webmaster) | Link permanente | Commenti (6) | Segnala
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30/07/2010
Felipe Massa si rimangia "il bene della Ferrari" e da ragione ad Alonso: è ridicolo!
Beh, c'è da restare di sasso. Senti in Tv dire Felipe Massa, domenica scorsa, dopo essere stato costretto a far passare Fernando Alonso:"Ho deciso di farlo passare per il bene della squadra". Dopo essere stato preso per i fondelli da tutti i giornali e le emittenti brasiliani (e non) che l'hanno anche definito "traditore", Massa arirvato a Budapest dichiara:"Se mi ricapita un'altra volta, col cavolo che lascio passare Alonso".
E il " bene della squadra" dichiarato a Hockenheim? A pallino. Vuoi vedere che a Budapest il buon Felipe ha subito i postumi della botta quando l'anno scorso gli arrivò una molla di Barrichello sulla testa?
Fra tutte le facezie dette in questi giorni sul sorpasso di Hockenheim, questa di Massa è la peggiore. Perché è stato proprio Felipe la causa del bordello faraonico seguito alle sconsiderate telefonate di Rob Smedley durante la gara con le quali lo invitava a farsi da parte. Venti secondi dopo quella telefonata, Alonso in scia al brasiliano attaccava cpon una staccatona e lo superava. Poi, ritenendo compiuto il lavoro, all'uscita della curva allargava un po' per accelerare meglio. E Massa, proprio in quel momento risuperava Alonso, per poi rallentare platealmente qualche centinaio di metri dopo. Abbiamo sentito tutti il pilota spagnolo, incredulo, esclamare via radio al box: "Ridicolo".
Gia ridicolo, perché lo voglio vedere Massa secondo che frena Alonso che sta andando a caccia della vittoria! Un altro pilota che avesse fatto quel che ha fatto Massa nel GP di Germania sarebbe stato messo in lista di partenza. Felipe no, è già stato riconfermato da un pezzo grazie ai buoni uffici diretti e indiretti del l suo manager e del padre del suo manager: Nicolas (nella foto con Massa) e Jean Todt. Chi, il Todt presidente della Fia? Si proprio lui, il ponzio pilato della formula 1.
19:39 Scritto da: n.morosini (Webmaster) in motori | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: massa, alonso, ferrari, polemiche | OKNOtizie |
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28/07/2010
Jean Todt come Pilato: manda un "vice" al Consiglio mondiale per non giudicare la Ferrari
Jean Todt ha deciso che il 10 settembre, a meno di ripensamenti, non presiederà a Como il consiglio mondiale dell'automobilismo chiamato a giudicherà il comportamento della Ferrari a Hockenheim. Il sorpasso Alonso-Massa, già punito con 100 mila dollari di multa, verrà ulteriormente analizzato sotto la direzione del vice presidente Fia Graham Stoker, inglese. Cioè della stessa nazionalità delle squadre (e dei giornali) che hanno chiesto l'esclusione della Ferrari dal mondiale. Se la notizia si confermerà come vera, il comportamento di Todt è pilatesco, perché lui che quand'era in Ferrari ordinò a Barrichello di fermarsi prima del traguardo per far passare, e far vincere, Schumacher.
Il signor Todt, dunque, non se la sente di ammettere la più lampante delle ipocrisie della formula 1: quella di ritenere che sia uno sport e non uno show business. Nello show businnes le regole cambiano da un giorno all'altro (come è successo nel corso di questo mondiale) e si può concedere la comunicazione ad Hamilton, penalizzato con un "passaggio ai box", dopo una mezzoretta dal momento dell'infrazione: il pilota britannico, così, ha potuto mantenere il vantaggio che aveva sul resto degli avversari. In questa formula 1 le regole scritte sul regolamento sportivo sembrano lettere al vento.
Gli inglesi, che tanto si lamentano per il comportamento della Ferrari a Hockenheim, definendolo antisportivo, dimenticano tutte le truffe fatte dalle loro scuderie: Colin Chapman, nel 1977, mise in pista una Lotus con minigonne, cioè appendici mobili, vietate espressamente dal regolamento: quella monoposto, che in realtà era un "aeroplano", l’anno dopo vinse il mondiale con Mario Andretti scatenando una lunga guerra con la Fia presieduta da jean Marie Balestre, che portò anche allo sciopero delle scuderie britanniche in occasione del GP di San Marino di Imola, nell’82. Balestre era uomo sicuramente pittoresco ma, sicuramente, era uomo con le palle che non lasciava ad altri la delega di presidenza.
Ora il signor Todt, salito alla presidenza Fia anche con il placet della Ferrari, intende vestire gli abiti di colui che vuol essere al di sopra delle parti quando si deve giudicare la sua ex squadra. In realtà il signor Todt si comporta come Ponzio Pilato che si lavò le mani invece di assolvere un giusto. Invece della mani, il signor Todt si è lavato l'anima, che era Rossa e adesso è di colore indefinito.
Mi guardo bene dal paragonare la Ferrari al "giusto" di Ponzio Pilato, ma solo l'azione, e per pudore e rispetto non ne scrivo neppure il nome. La Ferrari ha affidato, in pista, a un tecnico beccaccione, come Rob Smadley, che usa la radio a vanvera e che, se non sbaglio, fu assunto proprio da Jean Todt nel 2004. Ma il modo con cui Smedley ha indotto Massa a farsi superare da Alonso dà soltanto prova di sciocca ingenuità.
Bene, dopo questo episodio occorre ammettere che la formula 1 non è uno sport ma uno spettacolo. Ed è anche uno spettacolo ipocrita, perché una scuderia, che paga tecnici e piloti, non ha diritto di decidere la propria strategia. Proprio l’essenza di questa formula 1 il signor Todt dovrebbe giudicare se fosse un vero presidente Fia. Bernie Ecclestone, il potentissimo boss del circus, ha già detto chiaro e tondo che la regola dev'essere cancellata dal regolamento sportivo. Ma un presidente che non ha coraggio e delega un "vice" a giudicare un team in una situazione così delicata dovrebbe dimettersi. Senza, prima, lavarsi le mani.
07:43 Scritto da: n.morosini (Webmaster) in motori | Link permanente | Commenti (2) | Segnala
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