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23/10/2010

In Corea affossata l’immagine della F1. Ecclestone specula e Todt fa una figuraccia!

F1-Yeongam-circuit-corea-1.jpgIl regista della trasmissione della qualifica del GP di Corea, ha inquadrato costantemente la pista. Il nastro di asfalto ogni tanto era invaso da una nuvola rossa, quando una monoposto “forava” il cordolo finendo fuori pista per tornarvi qualche secondo dopo. Immagino cosa possa succedere su un tracciato del genere in caso di pioggia! E’ chiaro, come ho già avuto occasione di scrivere sul mio Controsterzo, che il GP di Corea si sarebbe dovuto disputare l’anno prossimo, visto che quest’anno le strutture non erano adeguate (guarda le foto). Tribune senza sedili, paddock ancora in esecuzione: un’immagine totalmente diversa da quella del paese Corea, moderno e futuribile.

Evidentemente, la Fom (la società di Bernie Ecclestone che gestisce l’economia del circus) non va tanto per il sottile quando si tratta di incassare. Lo scandalo maggiore, in senso sportivo, è che la Fia di Jean Todt glielo abbia lasciato fare.

Le cronache degli inviati hanno già parlato di personale della F1 e giornalisti ospitati in hotel adibiti di routine alle luci rosse. Quel che non hanno detto è che gli hotel erano stati requisiti tutti dalla Fom (come abitualmente fa nelle cittadine intorno a tutte le piste del mondo) , e che ha aumentato i prezzi: stavolta da 30 dollari a 160 per una stanza senza armadio (visto che non serve ad alloggio ma ad altro). E per l’albergo abbastanza normale che ha ospitato i piloti e i responsabili delle squadre, il prezzo è passato da 180 a 600 dollari. E siccome i team non potevano avere le motorhomes, Ecclestone ha fatto costruire delle casette, pian terreno e primo piano, chiedendo 40 mila dollari per affittare in basso e 20 mila in alto. Ma per la seconda opzione i team hanno risposto picche.

Qualcuno, però, non ha accettato la raffazzonatura di Ecclestone: gli sponsor. Che nel paddock club, realizzato alla bene meglio, pare siano arrivati in 300 in luogo degli abituali 3000. A questo punto, non si riesce a capire perché le scuderie non passino alla gestione in proprio dei loro affari. Sono loro le auto, loro pagano i piloti e gli alberghi, le trasferte: perché devono pagare ancora delle royalties a un personaggio che ormai ha fatto il suo tempo.

Ecclestone, in fin dei conti, salvò a fine anni ’60, il mondiale di formula 1 organizzando le squadre. Ma da allora, le cose sono andate ben diversamente e, oggi, il popolarissimo Bernie dovrebbe godersi i miliardi (di dollari) che ha incassato. E mi pare ora che l’andazzo debba finire, limitando anche il potere della Fia (costruita con giacche blu che rappresentando paesi che con l’automobile non hanno a che fare) passando la mano ai veri attori della F1. Un potere sportivo indipendente e una lega di costruttori forti. Per alzare ancora di più l’immagine dell’automobile e non per affossarla com’è successo in questi giorni di GP di Corea.

29/09/2010

Anche Todt ed Ecclestone hanno la loro Corea

ECCLESTONE TODT 2.jpgC’è da restare allibiti per quel che succede in formula 1. Anzi, per meglio dire: come Bernie Ecclestone e Jean Todt stanno riducendo a puro mercato quello che una volta, e non tantissimi anni fa, ero lo sport dell’automobilismo di élite. Bene, il 24 ottobre si dovrebbe disputare il GP di Corea, messo in calendario un anno. Ora, a tre settimane dall’evento, Ecclestone ammette che forse la gara non si può fare. Perché?

Perché il giorno dell’ispezione commissionata a Charlie Withing, il direttore di corsa dei GP, si è scoperto che quel giorno l’ispezione era impossibile perché festa nazionale della Corea del Sud. Ora è possibile scoprire il giorno di una festa nazionale che si celebra da anni e anni?

Insomma, a quattro gare (ipotetiche) del mondiale si scorpre che un appuntamento forse non è possibile. Come si fa a definire un mondiale con tali incertezze se non pensando che più che di un mondiale sportivo combattuto fra scuderie e piloti automobilistici si tratti di un mondiale combattuto fra affaristi? Una troupe della BBC qualche giorno fa è andata ad effettuare un sopralluogo, ha riferito di fatti disastrosi: fango fino alle ginocchia. Ecclestone, dopo un incontro con i proprietari del circuito, la società Kavo, ha ammesso: si correrà se siamo fortunati, ora non è possibile dirlo. Ma non sarà facile annullare la gara.

E Jean Todt, presidente della Fia, ha già inviato alle scuderie tutti gli orari della manifestazione e ha già ordinato, per l’11 ottobre, dopo il GP del Giappone, un’altra ispezione. Finora, il signor Todt cos’ha fatto, ha dormito? Di certo a Monza non è venuto (e ci credo!, dopo aver ponziopilateggiato sul processo Ferrari) e non si è recato neppure a Singapoore dove l’anno scorso, invece, si fece una bella campagna elettorale quando c’era da diventare presidente della Fia.

In formula 1, questa è la verità, con la gestione Todt-Ecclestone le regole non sono mai sicure. Vediamo. Il regolamento prescrive, che il sopralluogo di verifica di una pista dev’essere fatto 90 giorni prima della data del GP. Qui siano a 22 giorni dalle ipotetiche  prove libere del GP di Corea e la barca dell’ineffabile duo è ancora in altissimo mare.

Roba da matti.

Detto di questi fatti parliamo dei danni che questa gestione pressapochistica di un mondiale procura ai partecipanti. Ci sono cinque piloti e tre scuderie in lizza per i titoli iridati. Finora si era creduto che per la volta finale ci sarebbero state quattro gare, ora potrebbero diventare tre. Con grande nocumento per chi perderà, magari per un punto, un alloro per il quale si è lavorato un’intera stagione.

Stefano Domenica (Ferrari), Martin Witmarsh (McLaren) e Christian Corner (Red Bull) ringraziano sentitamente!!!

02/08/2010

Una ruota vola e colpisce un meccanico. Schumacher scorretto graziato da "papà" Jean Todt. In F1 mancano sicurezza e giustizia

gomma 1.jpgIl GP d’Ungheria ha messo a nudo le grandi carenze (sportive e tecniche) della formula 1 guidata da Jean Todt. Due sono i casi eclatanti su cui voglio mettere l’accento.

 

Primo caso.Un incidente con rottami sparsi in pista ha provocato l’ingresso della safety car in pista e, subito dopo, l’ingresso simultaneo e generale delle macchine ai box per cambiare le gomme. Ai box ci sono stati incidenti, una ruota fissata male gomma 2.jpg(del peso di 16 chili)  è uscita dal mozzo ed è piombata su un meccanico fratturandogli tre costole (foto per gentile concessione di Ercole Colombo: la ruota vola, arriva sui meccanici e ne stende uno). Quella ruota è passata in mezzo ai meccanici della Red Bull che attendevano un pilota senza per fortuna colpire alcuno di loro.

 

Si è parlato tanto di sicurezza in F1 e tanto si è fatto: ma solo per adeguare le macchine alla salvaguardia dei piloti. Ma ai box, ai meccanici né Max Mosley, né Jean Todft hanno mai pensato. Io ritengo che in caso di ingresso della safety car, gomma 3.jpgla corsia dei box vada chiusa. Tanto, non potendo rifornirsi di benzina, tutti i piloti continuerebbero con le gomme che hanno in quel momento. Solo dopo il rientro della safety car, la corsia dei box dovrebbe essere riaperta. In tal modo ni rischi per i meccanici diminuirebbero sensibilmente.

 

Vediamo allora se su questo punto il presidente Fia farà orecchie da mercante

 

Secondo caso. A quattro giri dal termine, Michael Schumacher re (per me ormai ex) della formula 1 ha tentato di sbattere contro il muro Rubens Barrichello che con la Williams stava superandolo a destra. Per un vero miracolo, e anche perché Rubens è abituato in tanti anni alle battaglie più cruente, il brasiliano non è finito coinvolto in un incidente che poteva finire davvero male. Una porcheria sportiva, quella commessa da Schumacher, punita dai commissari Fia con dieci posizioni di arretramento sulla prossima griglia fdi partenza, quella del GP del Belgio. Una punizione, che risentiva dell’influenza sui commissari di Jean Todt, padre putativo (alla Ferrari) di Schumacher. Una punizione giusta sarebbe stata l’esclusione dal prossimo GP..

28/07/2010

Jean Todt come Pilato: manda un "vice" al Consiglio mondiale per non giudicare la Ferrari

jean todt.jpgJean Todt ha deciso che il 10 settembre, a meno di ripensamenti, non presiederà a Como il consiglio mondiale dell'automobilismo chiamato a giudicherà il comportamento della Ferrari a Hockenheim. Il sorpasso Alonso-Massa, già punito con 100 mila dollari di multa, verrà ulteriormente analizzato sotto la direzione del vice presidente Fia Graham Stoker, inglese. Cioè della stessa nazionalità delle squadre (e dei giornali) che hanno chiesto l'esclusione della Ferrari dal mondiale. Se la notizia si confermerà come vera, il comportamento di Todt è pilatesco, perché lui che quand'era in Ferrari ordinò a Barrichello di fermarsi prima del traguardo per far passare, e far vincere, Schumacher.

Il signor Todt, dunque, non se la sente di ammettere la più lampante delle ipocrisie della formula 1: quella di ritenere che sia uno sport e non uno show business. Nello show businnes le regole cambiano da un giorno all'altro (come è successo nel corso di questo mondiale) e si può concedere la comunicazione ad Hamilton, penalizzato con un "passaggio ai box", dopo una mezzoretta dal momento dell'infrazione: il pilota britannico, così, ha potuto mantenere il vantaggio che aveva sul resto degli avversari. In questa formula 1 le regole scritte sul regolamento sportivo sembrano lettere al vento.

Gli inglesi, che tanto si lamentano per il comportamento della Ferrari a Hockenheim, definendolo antisportivo, dimenticano tutte le truffe fatte dalle loro scuderie: Colin Chapman, nel 1977, mise in pista una Lotus con minigonne, cioè appendici mobili, vietate espressamente dal regolamento: quella monoposto, che in realtà era un "aeroplano", l’anno dopo vinse il mondiale con Mario Andretti scatenando una  lunga guerra con la Fia presieduta da jean Marie Balestre, che portò anche allo sciopero delle scuderie britanniche in occasione del GP di San Marino di Imola, nell’82. Balestre era uomo sicuramente pittoresco ma, sicuramente, era uomo con le palle che non lasciava ad altri la delega di presidenza.

Ora il signor Todt, salito alla presidenza Fia anche con il placet della Ferrari, intende vestire gli abiti di colui che vuol essere al di sopra delle parti quando si deve giudicare la sua ex squadra. In realtà il signor Todt si comporta come Ponzio Pilato che si lavò le mani invece di assolvere un giusto. Invece della mani, il signor Todt si è lavato l'anima, che era Rossa e adesso è di colore indefinito.

Mi guardo bene dal paragonare la Ferrari  al "giusto" di Ponzio Pilato, ma solo l'azione, e per pudore e rispetto non ne scrivo neppure il nome. La Ferrari ha affidato, in pista, a un tecnico beccaccione, come Rob Smadley, che usa la radio a vanvera e che, se non sbaglio, fu assunto proprio da Jean Todt nel 2004. Ma il modo con cui Smedley ha indotto Massa a farsi superare da Alonso dà soltanto prova di sciocca ingenuità.

 Bene, dopo questo episodio occorre ammettere che la formula 1 non è uno sport ma uno spettacolo. Ed è anche uno spettacolo  ipocrita, perché una scuderia, che paga tecnici e piloti, non ha diritto di decidere la propria strategia. Proprio l’essenza di questa formula 1 il signor Todt dovrebbe giudicare se fosse un vero presidente Fia. Bernie Ecclestone, il potentissimo boss del circus, ha già detto chiaro e tondo che la regola dev'essere cancellata dal regolamento sportivo. Ma un presidente  che non ha coraggio e delega un "vice" a giudicare  un team in una situazione così delicata dovrebbe dimettersi. Senza, prima, lavarsi le mani.