Clay Regazzoni, il mito nacque a Monza quarant’anni fa

clay-aut.jpgIl GP d’Italia di domenica prossima, in cui la Ferrari si giocherà le ultime pallide carte iridate, quarant’anni fa segnò il mito di Clay Regazzoni. Il pilota che, al volante di una Ferrari, provocò a Monza la prima invasione di autodromo nella storia della F1. Con la Ferrari, Clay aveva già corso quattro GP: in Olanda, Inghilterra,Germania e Austria. E proprio a Zeltweg, nel GP austriaco, aveva conquistato la prima fila al fianco della Lotus di Jochen Rindt che stava dominando il campionato. E a Monza, due settimane dopo, la previsione era di un duello strepitoso. Anche se, queste erano le obiezioni su Clay, il pilota ticinese correva ogni domenica, impegnato nel campionato Europeo di F2 con la Tecno in cui si laureò campione vincendo 4 delle 8 gare in programma: correndo ogni domenica, insomma, Regazzoni avrebbe potuto disputare il GP d’Italia non nelle migliori condizioni possibili. Ma Enzo Ferrari, cui piaceva molto questo ticinese simpatico, donnaiolo e super aggressivo nella sua guida valentissima e istintiva, lo chiamò per affidargli una monoposto.

Il destino, nell’automobilismo è sempre in agguato: il sabato, durante la qualifica del GP d’Italia, Jochen Ridt si uccide alla Parabolica durante un incidente le cui modalità tecniche non furono mai completamente chiarite: per questo Rindt è da allora l’unico campione del mondo alla memoria.

Con una condotta di gara entusiasmante Regazzoni vinse il GP d’Italia a una media superiore ai 242 km/ora. E  dalle tribune, fiume prorompente, la gente frantumò le recinzioni e si riversò in pista. Per festeggiare il “baffo”, come Clay era stato soprannominato.

Eravamo amici, mi fece una delle tante confessioni: “Per vincere a Monza bisogna avere il pelo sullo stomaco per fare il curvone in quinta piena. Io ce l’ho, gli altri no”. E rideva, di quella sua battuta che voleva essere uno scherzo e lo era mica tanto. In quell’epoca Monza e le monoposto non erano come adesso, se sbagliavi eri fritto. E al curvone non c’erano chicanes, né prima né dopo.

Su Clay bisognerebbe scrivere un libro (qualcosa vi racconterò, il meglio!), tante sono le avventure che abbiamo vissuto insieme. Le sue vittorie, il suo distacco dalla Ferrari e il suo ritorno, l’approdo alla Williams, i suoi rapporti con la gente e il entil sesso. Sempre col sorriso sulle labbra e la battuta pronta, anche quand’era in carrozzina. E forse, nel momento supremo di quel 16 dicembre 2006, il suo pensiero sarà andato repentinamente a quel giorno di Monza 1970. E con un sogghignetto sulle labbra avrà esclamato: visto?

Clay Regazzoni, il mito nacque a Monza quarant’anni faultima modifica: 2010-09-08T13:39:11+02:00da ulissefidanzati
Reposta per primo quest’articolo

Un pensiero su “Clay Regazzoni, il mito nacque a Monza quarant’anni fa

  1. Si fosse trovato come prima guida alla Williams/Saudia con un secondo ben disciplinato dal team Regazzoni avrebbe vinto il mondiale e forse più di uno.
    Però già in Ferrari trovò Lauda (grande ma forse favorito dalla squadra in un certo momento a fine campionato)e in Williams se ben ricordo fu sempre considerato seconda guida…a favore,forse, di Alan Jones…poi campione mondiale con quella vettura.
    Sorte poco propizia o scelte poco accorte ? Spero di leggere presto da parte sua Sig.Morosini, notizie e racconti che possano farci conoscere meglio l’uomo il pilota e la sua carriera.
    Grazie!

I commenti sono chiusi.