Fiat non investe, Fiat non raccoglie: ora neppure in Italia

marchionne.jpgSergio Marchione è un manager al quale non difetta la comunicazione. Ma in tempi attuali, una parola è poca e due sono troppe. Marchionne recentemente ha puntato il dito sui risultati di Fiat in Italia. Fiat Auto, s’intende. Dicendo pressappoco così: dalle fabbriche italiane non ricaviamo un euro di guadagno perché la produttività è bassa rispetto a Germania e Francia. Dove, sia lecito puntualizzarlo, i lavoratori delle fabbriche automobilistiche guadagnano più dei lavoratori Fiat. Tuttavia, la domanda a questo punto è una sola: quanto e come ha investito la Fiat negli ultimi anni rispetto alle fabbriche, parliamo solo di Europa, francesi e tedesche dell’auto? Soprattutto nella fascia di mercato delle piccole e medie cilindrate?

La gravissima caduta di ottobre, che ha coinvolto anche vetture come Punto e Panda, è da ascrivere alla mancanza di modelli adeguati che ormai non riescono più a tenere la concorrenza degli stranieri, ai quali si aggiungono peraltro giapponesi e coreani. Per riuscire sui mercati occorrono finanziamenti continui, evidentemente Fiat non li fa in misura sufficiente mentre i concorrenti li fanno e, in certi casi, anche copiosamente. E i mercati li premiano. Del resto, nel 2009, il gruppo torinese si salvò grazie agli incentivi, mirati soprattutto verso le vetture a metano e Gpl che gli stranieri praticamnete non vendono. Ma stavolta, senza incentivi, Fiat sta soffrendo. Potrà lenire un po’ le ferite con la nuova Lancia Ypsilon. Ma il marchio Lancia è tipicamente italiano e poco adatto all’esportazione.

Dai dati di ottobre vien fuori che a guadagnare qualche vettura sul mercato, del gruppo torinese è solo la Maserati. Ma sono numeri piccoli. E allora? E allora ci vorrebero le grandi Alfa Romeo, ma fu proprio la Fiat a cambiare la strategia della marca del Biscione (dopo averla acquisita), permettendo a Bmw e Audi di cominciare a spadroneggiare sui mercati delle vetture sportive. Anche in questo caso fu questione di investimenti. E così, per trovare i soldi da investire a Torino si pensa di vendere il Biscione alla Volkswagen. Dove già operano (e premono) parecchi degli uomini Fiat del passato.

Fiat non investe, Fiat non raccoglie: ora neppure in Italiaultima modifica: 2010-11-04T12:44:10+01:00da ulissefidanzati
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8 pensieri su “Fiat non investe, Fiat non raccoglie: ora neppure in Italia

  1. Il seguito di questa lucida analisi sembra scontato. Chiudere almeno uno stabilimento in Italia ( Termini Imerese, poi? ) e cercare di ridurre l’impegno in patria per avere margini di guadagno più grandi nel resto del mondo. Per capire non servono studi economici lunghi e dispendiosi. Però basterebbe una parola: tradimento. Tra poco potremmo sapere che le trattative per (s)vendere ALFA Romeo sono a buon punto e gli “italiani” ( Da Silva, Bangle, Egger, De Meo, Giugiaro, ecc. ) lasciati partire faranno un ottimo lavoro. Magari sarà il grimaldello per ottenere cassa e fiducia. La produzione in Italia è di buon livello, i componenti provengono dagli stessi fornitori di tedeschi e giapponesi ( non può essere diversamente perché alcuni sono unici ) quindi perché lasciare l’Italia? La tradizione motoristica ci porta a fare buoni Diesel e bicilindrici; quando si buttò a mare l’esperienza dell’ALFA e della Lancia i “nostalgici” furono accusati di ostacolare il progresso, adesso che comprano straniero perché non vogliono accondiscendere alle imposizioni di strategie del massimo profitto di cosa si vuole accusarli? La politica ha una responsabilità pari quanto l’incapacità delle dirigenze. Si fa mercato quando si innova sopratutto lo stile, se si insegue sempre o ci si crogiola bisogna avere il pudore di ammetere gli errori e ammettere che non abbiamo trovato l’America.

  2. Marchionne è un buon contabile, ma un pessimo stratega e un ancor piu’ pessimo uomo prodotto. E’ un uomo da alta finanza. In tutto il gruppo Fiat manca un uomo che sappia capire il mercato e che sappia anche capire le differenti filosofie di marca. Si riempiono la bocca con paroloni come Brand, ma non hanno idea di quale ne sia il vero e profondo significato. Il Brand è l’immagine che quel marchio ispira di sè al solo pronunciarlo. Al suo nome è legata una filosofia e uno stile di vita, un intero immaginario collettivo che porta ad una precisa idea di prodotto con le sue altrettanto precise linee di qualità, di design, di prestazioni, di materiali, di tecnologia etc…! Marchionne questo non lo capisce e non lo potrà mai capire, come tutti gli uomini dei numeri. Non ha anima per un prodotto. Ditemi voi oggi cosa mai possa ispirare un nome come Alfa Romeo o come Lancia. Nomi che facevano sognare e tremare, oggi fanno ridere.

  3. Ben venga la VW a rilevare l’Alfa Romeo e solo così potremo rivivere il glorioso marchio sportivo che attualmente di sportivo ha ben poco..!!! Con le motorizzazioni che il gruppo VW-AUDI-Porsche possiede potremmo avere una gamma vastissima di vetture come lo furono in passato le Alfa e sono convinto che anche lo style sarà consono al marchio!!!…..

  4. FIAT sta nuovamente, per l’ennesima volta, affidando ad una persona incompetente la gestione manageriale, negli anni ’70 già altri hanno smembrato il colosso. Marchionne lo ha dimostrato recentemente non riesce ad uscire dal tunnel della crisi, sono tutti capaci di lavorare pagando metà stipendio agli operai e guadagnare vendendo le auto allo stesso prezzo. Ormai questa ditta è diventata scomoda anche per l’Italia, nessuno la vuole non ha idee chiare sul domani, lasciamola andare in Polonia tanto le fiat le comprano solo gli italiani (come me) fuori Italia non ne vende più, bisogna diglielo a Marchionne. arrangiati. Puntiamo sul turismo a 360°

  5. a proposito di investimenti, sulla “grande punto” c’è ancora la plafoniera che veniva montata sul primo modello della “fiat uno”
    meditate

  6. Sono italiano di fede , di trdizione e di nascita e, perdipiù sono anche un uomo Fiat.
    La Fiat è passione! L’Auto italiana merita di essere più apprezzata dagli italiani!
    Il costo in Italia, è lievitato troppo, così pure i benefici di essere italiani!
    Anche attualmente le Ns auto sono uguali e forse migliori di quelle straniere, osserviamo attentamente le auto che NON VANNO trainate da carriattrezzi.
    E’ ora che gli italiani si sveglino e comprino più italiano: QUESTA Eì LA VERITA’!
    Ho sempre comprato FIAT, ALFA E LANCIA E NON SONO MAI RIMASTO A PIEDI!
    Che il mio augurio si avveri e soltanto allorchè migliaia di italiani compreranno italiano la crisi della Fiat finirà!
    Immaginate quanto prodotto in più si può fare in Italia e quanti milioni di € possono entrare nelle casse di FIAT evitando così l’esportazione di capitale all’estero?
    Viva l’Italia ed il prodotto in essa costruito!
    Viva i lavoratori italiani!

  7. Ma chi lo ha detto che il marchio lancia non è adatto all’esportazione?
    Quando lancia faceva ancora macchine, l’europa ne era piena?
    Ci si è già scordati di quanti beta si vendevano all’estero? E di quante dedra si vendevano all’estero (oltre 125000 in germania!!!!!!!!!)?
    Ma perché questi signori all’epoca non pubblicizzavano le vittorie nei rally? perché ci si è ritirati (e nonostante 20 anni di attività lancia ha sempre il record)?
    perché in alfa e in lancia non si punta sull’integrale (guardate audi quante quattro 140 cv c.ca ha venduto e vende)? perché si fanno usare agli altri innovazioni proprie (biturbo usato da saab)?
    La verità è che la Lancia la hanno uccisa. Riposi in pace.
    La verità è che la Alfa la stanno uccidendo (159 praticamente non aggiornata dal punto di vista di marketing/optional/allestimenti/cazzatine_elettroniche quanto basterebbe poco per far schizzare le vendite esponenzialmente). Iddio ne abbia pietà!

    La verità è che Fiat vuole in Italia solo Fiat (serbe e polacche….).

    Fiat vendi a chicchessia Lancia e Alfa, che forse qualcuno le riporterà ai vecchi splendori!

  8. Se le condizioni di produzione in Italia sono antieconomiche,come sostiene Marchionne,per quale motivo un gruppo estero acquisterebbe un marchio italiano e i suoi stabilimenti in Italia ?Le problematiche del fare impresa nel nostro paese sono note a tutti,pertanto se ad esempio,
    FIAT vende Alfa Romeo, per quale logica un altro gruppo potrebbe essere interessato ad acquisirla ?Vero è che il marchio Alfa ha ancora un valore sul mercato e l’acquirente a questo sarebbe interessato: ma,la produzione verrebbe comunque portata altrove…Di questo passo,in Italia non produrremo più vetture (nicchie a parte) e questo processo potrebbe essere piuttosto rapido.Problema:alle migliaia di addetti (più l’indotto) che cosa facciamo fare?Però,se la delocalizzazione sarà una scelta inevitabile anche per i futuri proprietari di marchi italiani,significa che Marchionne,sia pur pro domo sua,dice cose sostanzialmente vere.
    Allora,non sarebbe il caso di arrivare allo show down tra sindacati e imprenditori?La ragione non sta mai tutta da una parte,d’accordo, ma se produrre in Italia non è oggettivamente più possibile allora qualcuno dovrà assumere la responsabilità di tale situazione davanti alla nazione.
    In quanto alla soluzione ponte degli aiuti statali a me pare essere ormai politicamente preclusa,a parte che Marchionne pone una questione di condizioni operative e non di soldi (che a Fiat non mancano).

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