Enzo Bearzot, il paziente, che aveva paura della velocità della F1: ricordo di un viaggio in Cile e Perù

images.jpgIn ricordo di un amico, Enzo Bearzot. Il”paziente”, come amava farsi chiamare. Si era nel marzo 1982 ed io, come di consueto, ero al GP di formula 1 del Brasile per conto del Corriere della Sera. A Rio de Janeiro. Il sabato antecedente la corsa, era in programma un incontro amichevole di calcio fra le nazionali del Brasile e della Germania Federale. Un avvenimento al quale era presente Enzo Bearzot, ct degli azzurri che aveva in programma anche di volare in Cile e in Perù per assistere al doppio incontro fra quelle due rappresentative poiché la squadra peruviana era inserita nel girone eliminatorio dei mondiali con l’Italia. Bearzot la domenica venne a vedere il gran premio, si disse spaventato per la velocità e il giorno dopo partì per il Cile. Insieme a me e a Franco Mentana, il papà di Enrico, inviato della Gazzetta dello Sport incaricati di fare i reportage sul Perù, nostro avversario. Arrivammo a Santiago del Cile, fummo presi in consegna dagli uomini del governo, le nostre valige furono spedite in albergo. Il 23 marzo ci recammo allo stadio nazionale di Santiago dov’erano ancora evidenti, sui muri, i segni degli eccidi compiuti dalla giunta Pinochet. Il 30 marzo era prevista la seconda partita a Lima, in Perù.

Enzo Bearzot, Franco Mentana ed io raggiungemmo la capitale peruviana. All’aeroporto una frotta di giornalisti attendeva il ct azzurro. Quando uscimmo anche Franco Mentana ed io fummo costretti, con gentilezza, a posare insieme a Bearzot. Il giorno dopo sul principale giornale di Lima a tutta pagina un titolo” Los espiones italianos”, gli spioni italiani. E la nostra fotografia sotto, enorme. Un ricordo che mi sono portato dietro insieme all’affetto per il “paziente” Enzo Bearzot. Paziente anche quando, poco prima dell’inizio del mondiale spagnolo, lesse il titolo del Corrierone a nove colonne, “O Bearzot o il Mundial”, col quale si invitava la Federcalcio a sostituire il ct. Ci rimasi male. Ma quale fu la mia gioia quando il “paziente” vinse il titolo.

Enzo Bearzot ci ha lasciato, ma resterà indelebile la gioia che dette in quel luglio 1982 a tutti gli italiani.

Enzo Bearzot, il paziente, che aveva paura della velocità della F1: ricordo di un viaggio in Cile e Perùultima modifica: 2010-12-21T15:26:37+01:00da ulissefidanzati
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2 pensieri su “Enzo Bearzot, il paziente, che aveva paura della velocità della F1: ricordo di un viaggio in Cile e Perù

  1. Mi chiamo marco, sono del 1962, Enzo Bearzot e la sua nazionale mi ha fatto vivere nel 1982 momenti incancellabili… indimenticabili… niente di paragonabile al successo degli azzurri del 2006, senza nulla togliere a Lippi.. Enzo sei un grande e per me rimmarai sempre vivo assieme alla tua grande nazionale!

    Marco

  2. Mi date la possibilità di esprimere un concetto molto semplice. Sono del 1953, è ho vissuto i mondiali 1982 e 2006 in piena “maturità calcistica” Bearzot non era sicuramente un uomo presuntuoso. A differenza di Lippi, che ha rovinato tutto quello che di buono aveva fatto per la sua presunzione.

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