Marchionne dice: Jeep e Alfa Romeo marchi globali. Ma il Biscione è in ritardo

stemma alfa romeo.jpgI costruttori americani stanno dimostrando che i miti a quattro ruote vanno salvaguardati e popolarizzati. Prendiamo ad esempio Corvette, Mustang e Camaro che sono oggetto di grandi operazioni di tuning che stanno dando lustro al Sema di Las Vegas. E sono anche vetture che, nonostante siano passate decine di anni dal loro debutto ,vengono sempre tenute sulla cresta dell’onda nei mercati delle sportive e supercar con continui restilyng stilistici e tecnici.

Ora Sergio Marchionne afferma che solo i marchi Jeep e Alfa Romeo saranno globali mentre gli algtri marchi Fiat-Chrysler saranno invece destinati solo a Usa e Italia. Queste intenzioni,. Possono anche essere lodevoli, tuttavia inducono a una riflessione. I fuoristrada del marchio Jeep hanno sicuramente un respiro mondiale. Ile sportive del marchio Alfa Romeo invece no. Perché negli anni passati di vere Alfa Romeo non se ne sono fatte. Giulietta e Mito, soprattutto le versioni diesel, vanno bene per noi italiani. Ma se il vertice Fiat pensa che possano anche andar bene in tutto il mondo si sbaglia. Già la futura 4C è un’auto piccola per battersi alla pari con Bmw, Audi, Mercedes che sono le regine mondiali delle vetture sportive. Ne è possibile pensare sa una sinergia fra stemmi-JEEP.jpgChrysler e Alfa com’ è accaduto per la Lancia. Il Biscione, per battersi, ha bisogno di interpretare la sportività: e i telai della Chrysler 300 non sono adatti a questa missione.

E’ possibile che il vertice Alfa stia pensando che probabilmente la futura Giulia riuscirà nell’intento. Può darsi, ma ci vorrà ancora qualche anno. E in questo periodo di transizione anche i tedeschi saranno andati avanti applicando a man bassa la tecnologia ibrida che Torino ancora non ha. Insomma, voglio dire che quella di Marchionne è una corsa a inseguimento, non facile e neppure agevole. E l’aver allontanato il Biscione dalla sua sede naturale di Milano, è stato un grave errore. Anzi gravissimo.

Marchionne dice: Jeep e Alfa Romeo marchi globali. Ma il Biscione è in ritardoultima modifica: 2011-11-03T18:28:59+01:00da ulissefidanzati
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8 pensieri su “Marchionne dice: Jeep e Alfa Romeo marchi globali. Ma il Biscione è in ritardo

  1. Perfettamente ben detto. Fiat doveva creare una anti -Duster DACIA, popolare ovviamente!!! Fiat e’ in ritardo, questi ibridi Italo Americano, non so’ propio se andranno, mentre ancora si aspetta la Jeep Alfa Romeo, che in medio Oriente si aspettava, per molti pieni portafogli Arabi. BMW Merceds, ancora troppo alti i prezzi, ma una vera Fuoristrada Italiana alla portata delle famiglie, propio no!. Mi manca la piccola campagnola, rifatta da Iveco ad un prezzo elevato e’ un motore 3000. No saprei propio.Buona fortuna Fiat.

  2. Bisogna premettere che i gusti americani, in fatto di auto, sono completamente diversi da quelli europei, sono due strade diverse parallerle ma mai convergenti e lo sbaglio più grande sarebbe quello di voler fondere in una soluzione i due gusti. L’ALFA è tramontata da molto tempo, da quando è diventata FIAT, non c’è più la linea ALFA ROMEO e neppure i motori, tutto ridimensionato per standard famigliari con un unico motore FIAT, LANCIA, ALFA , Ora la FIAT sarà americanezzata e se porterà con se la FERRARI sarà la fine di tutto forse anche il marchio FIATsparirà tutto a favore della globalizzazione.

  3. I miti con quattro ruote a stelle e strisce fanno parte di una cultura loro propria, a mio avviso. Replicare la fedeltà al modello non fa parte del pensiero europeo o almeno i dati di mercato sembrano indicare più attenzione al marchio che al modello-marchio. In ogni caso ognuno di questi modelli ha caratteristiche peculiari che ne fanno un simbolo. Perché l’automobilista americano dovrebbe acquistare una Giulietta? Cosa rappresenta quel marchio per loro? Finchè si tratta di ricordare le Spider può aver senso. Oggi molto modelli offrono le caratteristiche tecniche principali dei modelli ALFA Romeo. A questo punto sorgono due domande: è un tentativo per alzare il prezzo e il valore del marchio del biscione? O un primo tassello per americanizzare l’ALFA? Mi sembra che non abbiano davvero idea di come valorizzarla. Monaco di Baviera, Stoccarda, Wolfsburg, Detroit: ognuno ha valorizzato il proprio territorio. A Torino non hanno capito.

  4. Mi trovo a pensare tutto nonchè il contrario di tutto : forse per FIAT l’Italia è ormai il passato ,sia come produzione che come mercato,e con strategia lenta ma inesorabile Marchionne &C. hanno deciso di abbandonare l’identità nazionale (magari anche un po’ vincolante sotto certi aspetti) per assumerne una mondiale,che consenta di sfruttare ogni occasione ovunque si presentino le condizioni migliori a livello di gestione del lavoro,di garanzie per l’azienda e di mercato.Al tempo stesso periodicamente giungono da Torino assicurazioni in merito al mantenimento della identità nazionale dell’azienda e sopratutto della produzione sul suolo italiano. Non saprei inoltre valutare la decisione di uscire da Confindustria in quanto (tra altri motivi)eccessivamente politicizzata.

  5. Carissimo Morosini, il mio non è un commento ma una domanda, ora che il paese sarà ”resettato” cosa succederà in ambito automobilistico se ai saloni si presentano auto con cilindrate sempre più grandi e con tantissimi cavalli e prezzi da capogiro, dove sono gli stati con strade che permettono velocità di oltre 250 km orari, perchè i costruttori di auto, compresa la fiat, insistono sul sgmento medio alto delle grosse cilindrate? Il mondo è vasto, forse ci sono molti clienti danarosi anche se alla televisione si parla di crisi mondiale

  6. L’Alfa Romeo non meritava di diventare la cenerentola del gruppo Fiat. Scelte sbagliate degli anni ottanta dove ognuna delle parti interessate ( Fiat Stato e sindacati) hanno fatto di tutto per esprimere il peggio di se. Solo di recente la Dirigenza Fiat ha preso in serio esame alcuni progetti; sviluppati e prodotti. Mi riferisco a Giulietta, un ottimo prodotto. Speriamo non resti un caso a se. Ci sono dei Costruttori che avendo in mano un marchio di così lunga storia, pieno di glorie sportive, farebbe faville sia tecnicamente che commercialmente. Noi no. Noi andiamo a rispolverare quei marchi oltre oceano che fin’ora hanno prodotto (tranne rare eccezioni) solo dei dinosauri, grandi bevitori di carburante con scadenti qualità costruttive.

  7. Ogni Industriale cerca di fare i propri interessi e produrre per se il massimo della ricchezza. Ogni industria ha per fine il profitto, altrimenti per logica non potrebbe avere un futuro. Il gruppo FIAT sembra avere un obbiettivo ondigavo. Un giorno tutto estero, l’altro tutto nazionale. Questo Gruppo, nel passato è stato foraggiato forse troppo dalla nostra classe politica, usando il ricatto dei licenziamenti e il fattore delocalizzazione. Ora che il più della produzione si costruisce all’estero e gli ultimi governi hanno stretto le borse, si notano in questa azienda delle difficoltà anomale. Si trasformano solo di facciata dei modelli che hanno sempre avuto difficoltà ad essere piazzati sul nostro ed altrui mercato. Non è cambiando una mascherina o dei fanali che ci si presenta con dei modelli nuovi. Il problema per questo gruppo (a parte i motori) non regge più la concorrenza mondiale ne con i prezzi, in particolare con la qualità, specialmente nella fascia medio alta del mercato (escluse Ferrari e Maserati) questi prodotti sono esclusivamente di nicchia. Io ero un convinto consumatore del prodotto nazionale ma dopo le ultime esperienze ho scelto dell’altro. Come me hanno fatto in tanti. Inutile ricattare, non serve. Sono cambiati i tempi e nel frattempo è maturato il Consumatore. La pubblicità o è veritiera o diventa a lungo tempo un boomerang. Questo vale commercialmente per tutti specialmente per i grandi, malauguratamente soprattutto per i nostri.

  8. Guarda caso è quello che ho sempre sostenuto, contro tutti i cosiddetti esperti e tifosi di Marchionne che sarà pure un grande uomo di alta finanza, ma di prodotto auto, di marketing orinted e di proiezioni di sviluppo delle tendenze e delle esigenze del mercato, proprio non ne azzecca una.

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