La Dakar è un crimine e i governi devono proibirla

jorge-martinez-boero-300x216.jpgUn’ altra vittima alla Dakar, la corsa originariamente africana spostata in Sud America per motivi di sicurezza. Ebbene, nell corso della prima tappa di questa edizione un motociclista argentino, Jorge Martinez Boero (foto), 38 anni, ha perso la vita per le conseguenze di un grave incidente stradale. La prima considerazione che mi viene in mente è che la Dakar, quella di ieri e quella di oggi, non ha alcun senso né tecnico (perché nulla porta all’innovazione delle due e delle quattro ruote) né sportivo: serve soltanto a far guadagnare soldi agli organizzatori. La seconda considerazione è che, non servendo a niente, quella corsa non ha motivo di esistere e va cancellata. La terza considerazione è che a proibirla devono essere i governi delle nazioni in cui dovrebbe passare, con questa motivazione: la Dakar è un crimine, contro lo sport automobilistico e perché sfrutta la passione dando in cambio soltanto pericoli.

La Dakar è un crimine e i governi devono proibirlaultima modifica: 2012-01-02T16:11:56+01:00da ulissefidanzati
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5 pensieri su “La Dakar è un crimine e i governi devono proibirla

  1. Sono molto perplesso quando qualcuno fa una “sparata” di poche righe su un argomento sportivo di questa portata ,posso capire lo sfogo momentaneo per una vita perduta ma motivazioni tipo “la Dakar di ieri e quella di oggi, non ha alcun senso né tecnico (perché nulla porta all’innovazione delle due e delle quattro ruote) né sportivo: serve soltanto a far guadagnare soldi agli organizzatori” proprio non la condivido.La sfida,la voglia di avventura che anima lo spirito giovane ed umano è qualcosa di insopprimibile spesso anche a costo della propria vita.Questi “ragazzi” rischiano ora cosi’ come rischiavano i piloti di Formula 1 negli anni 70 – 80 cosi’ come quel Clay Regazzoni che Lei rimpiange con nostalgia ….. e se vogliamo andare a vedere per molti meno soldi di allora ! Questi piloti sono adulti e vaccinati e sanno benissimo ai rischi a cui vanno incontro, è una loro libera scelta che va rispettata cosi’ come quella degli alpinisti o dei pugili e non mi si venga a dire che questi ultimi non fanno guadagnare gli organizzatori ! Ma nessuno si sogna di vietare questi sport o qualche loro manifestazione. Quando sento parlare di proibire qualcosa così ,con motivazioni maldestre, chissa’ perchè mi vengono in mente pensieri di senilita’ e geriatria…..

  2. Sig. Nestore, sono pienamente d’accordo con Lei. Era una corsa forse giustificata ventanni addietro, dico forse. Oggi è una vera pagliacciata. Vi partecipano macchine (di tutti i tipi) dalle moto ai camion che nulla ma proprio nulla hanno in comune con le macchine che vorrebbero rappresentare. Inoltre chiamare una Dakar che si svolge in sud America, è lo stesso che chiamare – la Trento-Bondone – una gara che si svolgesse sull’Etna. Non c’è più nessun punto di riferimento tra una gara (in sicurezza) e questo tipo di percorso pieno d’insidie e pericoli mortali. Io decisamente non la condivido sotto tutti i punti di vista, almeno questa è la mia opinione personale.

  3. mi pare che anche in Moto GP c’è stato qualche morto ….o sbaglio e anche in formula 1 ..o sbaglio.
    Questa si chiama ipocrisia…o sbaglio.

  4. Stesse parole che si dicevano e scrivevano negli anni ’50 e ’60 e che facevano inferocire Enzo Ferrari…

    Direi che lo spirito di una “Dakar” o di un Tourist Trophy non segue la logica della sicurezza delle corse organizzate sotto l’egida delle federazioni internazionali, il rischio elevato ne costutuisce il vero senso. Piaccia o non piaccia.

    PS: non bistrattiamo troppo la nuova “Dakar”. L’organizzazione l’avrebbe volentieri mantenuta in Africa se fosse stato possibile…

  5. Io credo che un giudizio equilibrato su una manifestazione come la Dakar
    debba fondarsi su tre aspetti:
    sicurezza pubblico – impatto ambientale – sicurezza partecipanti –
    Tutti i commenti concordano sul fatto che i partecipanti sanno quel che fanno e pertanto argomento chiuso:incidenti anche fatali sono da accettare considerata la tipologia del percorso e la oggettiva impossibilità di portare soccorsi tempestivi.
    Invece la sicurezza di popolazioni che spesso arrivano a contatto con la gara senza avere grande cognizione del pericolo,andrebbe tutelata.E al pari andrebbe tutelata la natura,spesso superba,dei luoghi attraversati dalla gara.Ma tutelare questi due aspetti ( e in ordine di importanza metterei il rispetto della vita prima del danno ecologico) mi pare sia estremamente complesso e magari anche costoso.Il percorso dovrebbe snodarsi lontano dagli abitati,un servizio di sorveglianza dovrebbe essere presente,i mezzi dovrebbero essere rigorosamente Euro 5….figuriamoci!
    In sintesi:una chimera.
    Diverso il discorso per manifestazioni in cui tutti i rischi siano a carico dei partecipanti:libera e rispettabile scelta personale.

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