A proposito della Dakar: troppi morti, continuo a considerarla una corsa criminale da cancellare

0102accidentedakarg3jpg.jpgLa mia proposta di abolire la Dakar ha suscitato consensi e critiche. Sulle critiche invito a leggere i commenti di Gianni e di Stefano. Voglio rispondere su Controsterzo perché la risposta via mail, stavolta, non avrebbe senso.

Gianni dice che anche in moto GP e in F1 ci sono stati dei morti. Questo è vero, per la moto GP il caso Simoncelli è emblematico, prima di lui erano deceduti in gara Shoya Tomizawa (2010) e Daijiro Kao (2003); mentre per la F1 monoposto e circuiti sono stati sicurezza tanto che gli ultimi due decessi in gara sono stati quelli di Roland Ratzenberger (30 aprile 1994) e Ayrton Senna (1. maggio 1994). Morti dolorose, ma limitate ai soli partecipanti alla gara.

Stefano sostiene che le mie stesse parole facevano inferocire Enzo Ferrari. Sarà anche vero, ma la Mille Miglia in cui aveva trovato la morte il marchese Alfonso de Portago (12 maggio 1957, a Guidizzolo di Mantova) fu proibita e con essa tutte le corse di velocità su strada. I rally, ad esempio, continuano ma con concessioni dubbie sotto il profilo giuridico: perché nei rally non muoiono solo i piloti ma talvolta anche gli spettatori. Non ho scritto “beo” sul Tourist Trophy, che pure le sue vittime fra i corridori le fa. Ma sulla Dakar qualcosa da dire ce l’ho. Nel corso df anni e anni di raid, sono morti tanti spettatori, per la maggior parte bambini ( il centauro Pilet uccise una bimba di t3 anni nel 1996 guidando in un villaggio a 90 orari qwuando il limite era di 40) dei quali si è sempre parlato poco e male, proprio per non compromettere il futuro del raid. Tuttavia, la manifestazione si è dovuta spostare in Sud America perché altrimenti sarebbe andata incontro alle ire di molte popolazioni africane. E anche in Sud America i morti non sono mancati. Stefano, tu scrivi a proposito della Dakar: “il rischio elevato ne costituisce il vero senso. Piaccia o non piaccia”. Il rischio elevato si avrebbe anche mettendo nei crash-test uomini al posto dei manichini: con una bella coppa in premio a colui che restasse vivo! Aggiungerò infine una considerazione: le nazioni africane che hanno rigettato la Parigi-Dakar non facendola correre sui propri territori sono umanamente molto più civili delle nazioni sudamericane che invece la permettono.

A proposito della Dakar: troppi morti, continuo a considerarla una corsa criminale da cancellareultima modifica: 2012-01-06T18:04:00+01:00da ulissefidanzati
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2 pensieri su “A proposito della Dakar: troppi morti, continuo a considerarla una corsa criminale da cancellare

  1. La Dakar forse affascina proprio per la sua natura tra l’avventura e l’evento motoristico ed è una gara di velocità e non un semplice raid in terre lontane.Peraltro i mezzi odierni (a 2 o 4 ruote)hanno prestazioni sempre più elevate e considerato che i partecipanti sono in larga maggioranza appassionati competenti (e alcuni anche professionisti) ebbene proprio per la loro cultura in materia,conoscono bene i rischi ai quali vanno incontro e li accettano.Pertanto,contenti loro….
    Io porrei come condizione che la gara non costituisca un pericolo per il pubblico (la Millemiglia ormai lo era anche per le aumentate prestazioni delle vetture) e magari mi soffermerei sull’eventuale impatto ecologico di una simile carovana in terre pressochè vergini…
    Insomma,se mi iscrivessi alla Dakar come un cosciente appassionato…e mi accadesse un infortunio non potrei recriminare se non a carico della mia cieca passione:del resto la tipologia e il contesto della gara non consentono un soccorso tempestivo ,ma questo mi pare talmente
    evidente….tra adulti.

  2. Vorrei precisare che ho il massimo rispetto per la passione in via generale (poveri coloro che non ne hanno) e ho coltivato per decenni la guida sportiva.Ma so bene che certe passioni possono avere un prezzo: e quel prezzo non devono pagarlo altri.
    Pertanto è affarismo bieco far rischiare la vita a incolpevoli e magari ingenui spettatori,ma al tempo stesso ritengo che i partecipanti debbano accettare che la loro rispettabilissima passione a volte presenti il conto.

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